Elezioni. La diserzione

Scritto dasu 12 giugno 2013

voto-italia1Il centro sinistra vince 11 ballottaggi su 11 nei capoluoghi di Provincia, che si aggiungono ai 5 aggiudicati già al primo turno.
Una vittoria secca nei confronti del PDL e della Lega, con cui si giocavano i confronti in questo secondo turno.
Il dato più macroscopico è però l’astensione. Al primo turno aveva votato il 59% degli aventi diritto, al secondo le cifre sono al di sotto del 50%. Oltre undici punti percentuali in meno.
E’ la bocciatura di un intero sistema politico, che alle elezioni parlamentari dello scorso febbraio era stata in parte assorbita dal voto al M5S, il cui secco ridimensionamento è stato chiaro sin dal primo turno di questa tornata elettorale.
Il centrodestra perde roccaforti come Imperia, Brescia e Treviso.
Il PDL senza Berlusconi non ce la fa a recuperare e si attesta sulle percentuali indicate dai sondaggi prima del ritorno del Cavaliere e del suo numero ad effetto sull’IMU.
Anche in Sicilia si delinea una vittoria del centrosinistra sia sul centrodestra sia sul Movimento 5 stelle. A Catania Enzo Bianco ha vinto al primo turno. A Messina, il candidato del centrosinistra Felice Calabrò non ce l’ha fatta al primo turno per un pelo. I candidati del centro sinistra sono avanti in tutte le province, il Movimento 5 stelle va al ballottaggio solo a Ragusa.
Queste le cifre di questo secondo test elettorale dopo quello, del medesimo segno, delle elezioni in Friuli.
La decodifica dei numeri ci consegna l’immagine di un paese che si sta staccando dalle dinamiche della delega istituzionale. Tra il trionfo di Ignazio Marino e la secca sconfitta di Francesco Rutelli ci sono dodicimila voti. Rutelli perse prendendo più voti di quelli con i quali Marino si è aggiudicato la poltrona di sindaco di Roma.
Appare evidente che la spinta genuinamente libertaria alla partecipazione diretta, che è stata tra le ragioni del successo del Movimento 5 Stelle, a due mesi dalle elezioni politiche si è tradotta in astensionismo. Se a questo si aggiunge il bisogno irrealizzato di concretezza, l’esaurirsi della spinta impressa al PDL da Berlusconi, la fine della Lega, frantumata da un elettorato tristemente egoista e razzista ma anche più moralista di quello del Cavaliere, si spiega il successo del PD, che oggi gode della maggioranza del 49 e rotti che sono andati alle urne.
Tutta da verificare la capacità di intraprendere altri percorsi dei tanti che hanno scelto la diserzione.
Ne abbiamo parlato con Massimo, un buon analista delle vicende politiche di casa nostra

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2013 06 12 massimo elezioni


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