Csea: storia di un fallimento all’italiana

Scritto dasu 7 Ottobre 2013

cseaLa Csea di Ivrea era un consorzio privato con partecipazione del comune di Torino per il 20 % impegnato nella formazione, e faceva parte del variegato mondo del no profit. Occupava 300 lavoratori docenti e non docenti. Sembrava andare tutto per il meglio, apre sedi in tutt’Italia, nel 1997 il comune di Torino gli assegna un fondo di 30 miliardi di lire, poi tutto va storto e il 12 aprile 2012 parte la procedura di fallimento. Il 25 settembre scorso arriva in Sala Rossa la relazione della commissione d’indagine e la discussione prosegue a porte chiuse, anche ai lavoratori che hanno perso il posto e vorrebbero capirci qualcosa. La relazione è molto chiara: “Csea è stato il paradigma di un rapporto distorto tra politica e presunta impresa fatto di assunzioni di amici e parenti, consulenze affidate agli stessi amministratori della società, bilanci certificati in casa e inerzia da parte delle istituzioni che dovevano controllare.” Un episodio tra i tanti: il dirigente Csea che vola in Tanzania con una valigetta con 25 milioni di lire in contanti (soldi pubblici) per il ministro Kikwete per l’avvio di alcuni corsi di formazione che poi non sono mai esistiti.

Un altro episodio. L’acquisto per 1 euro da parte della Csea nel 2004 di Forum, un centro di formazione decotto di cui si accolla la passività di 2 milioni di euro. Nell’operazione rientrano alcuni favori personali tra cui l’assunzione della figlia dell’allora sindaco di Ivrea. E i 2 milioni  di passivo si riveleranno molti di più. Ancora la relazione della commissione d’indagine: “I referenti politici erano informati e davano il via libera. Chi controllava? Di certo non i membri nominati in Csea dalla città.” Tra essi Tom Deallessandri, per 30 anni sindacalista, poi vicesindaco con deleghe in molti campi: formazione professionale con riferimento alle politiche attive del lavoro e dell’obbligo formativo, coordinamento Grandi Progetti, fondi strutturali, problemi del lavoro, avvocatura comunale, rapporti con I’Università e molto altro ancora. Insomma una vicenda complessa di cui non si intravede la conclusione e di cui dovremo occuparci ancora. Oggi sentiamo Antonio Cimmino, sindacalista della Cub (Confederazione unitaria di base) che ha seguito la vicenda dalla parte di lavoratori che hanno pagato per primi e più di tutti in termini di posto di lavoro.

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