Fracking: una tecnica remunerativa per estrarre terremoti

Scritto dasu 10 Luglio 2014

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Il 3 luglio «Science» ha pubblicato un articolo che dimostra come esista una diretta correlazione tra l’uso della tecnica estrattiva del fracking  e l’intensificarsi di fenomeni sismici. A destare preoccupazione è stato il moltiplicarsi di terremoti in aree statunitensi normalmente poco soggette a fenomeni tellurici, come l’Ohio, la Pennsylvania, ma soprattutto l’Oklahoma, in cui dal 1976 al 2006 è stato registrato un solo terremoto l’anno, ma tra il 2008 e il 2013 i terremoti sono saliti a 44 l’anno. Sono solo 4 gli impianti operativi in questo Stato, ma sarebbero bastati a provocare le centinaia di terremoti di questi ultimi cinque anni. Di contro il National Geographic aveva negato il legame tra la fratturazione idraulica e i terremoti (ammettendola solo come concausa in caso di faglie già predisposte e al limite di rottura) e articoli cercarono di soffocare le voci che ancora durante il terremoto in Emilia del 2012 ponevano in relazione il cataclisma con la tecnica di estrazione, negando che fosse in uso nella pianura padana (mentre nel segreto imposto dai governi invece se ne fa largo uso)

Ma cosa è il fracking di preciso? Si tratta di una tecnica che adotta forti getti d’acqua e agenti chimici e agisce su superfici argillose per spaccare le rocce del sottosuolo a parecchi chilomentri di profondità, ed estrarre sostanze utili per produrre energia. Sul fracking gli Stati Uniti stanno puntando poderosamente da qualche anno, ma anche in Europa Germania Francia e soprattutto Regno Unito hanno adottato questa tecnica, finché l’allarme ha fatto rallentare – o sospendere come in Germania – le attività in attesa di capirne di più… e a tale proposito è illuminante l’intervento che abbiamo chiesto al geologo Massimo Civita, docente al Politecnico di Torino di geologia applicata e idrogeologia

 

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