In natura non c’è ogm che tenga

Scritto dasu 31 Luglio 2014

paston_dle_craveL’immagine a corredo di questo articolo ritrae la miscela di cereali ogm-free che il nostro interlocutore, agricoltore e allevatore della Langa astigiana (ora patrimonio dell’Unesco), è solito somministrare alle capre.

L’idea per questa diretta scaturisce da una serie di interventi radiofonici e ospitati su quotidiani (in particolare l’ormai defunta testata “l’Unità”) che avevano affrontato l’argomento o in modo dilettantesco (Corbellini era riuscito a definirre gli ogm: «Una innovazione tecnologica – spiega Corbellini – preziosa per valorizzare proprio la realtà altamente differenziata dei sistemi agrari che caratterizzano l’ecologia del Paese», dimenticando che risalgono agli anni Ottanta e da allora Monsanto ci marcia con royalties monopolistiche), oppure ambiguo e in pochi rari casi scegliendo di occuparsene, cercando di dirimere i molteplici garbugli che frappongono il business dei brevetti, le mistificazioni delle multinazionali, le macchinazioni degli intellettuali che inventano bisogni innaturali, soluzioni artificiali alla produzione, menzogne palesi – come la favola della resistenza ai parassiti: laddove si sono introdotti ogm non è diminuito l’uso di diserbanti o inseticidi, che distruggono anche l’apicoltura –, che coinvolgono la decrescita o mode mercantili che stanno gradualmente estendendo la richiesta di prodotti bio, quelli che automaticametne cominciano a costare meno proprio per la spirale virtuosa innescata; ma anche l’apertura del Sudamerica alla coltura ogm sta andando incontro a scontri e opposizioni (avendo già operato danni, come rilevava Buiatti in uno degli articoli più illuminati apparsi in queste settimane, a partire dal fatto che appena fu aperto il mercato agli ogm, in Brasile e Paraguay si estese il latifondo e la monocultura – altra terribile piaga che trova il suo “naturale” contraltare nella biodiversità)… un bel guazzzabuglio: allora abbiamo voluto interpellare chi con i semi ci lavora e li usa in modo naturale.

Fabrizio fa parte di Associazione Rurale e ci ha fornito alcune “semplici” risposte che però offrono un approccio al complesso dibattito sugli ogm che appare naturalmente condivisibile e vanno al sodo della questione: tecnica, economica e sanitaria, ovvero sementi più sostenibili e più sane, che si adattino al territorio in cui vengono inserite: maggiore sostenibilità, pulizia, nutrimento… la biodiversità agricola significa che in un territorio sempre più vasto insistono varietà di agricolture diverse, preferibilmente tante di piccola scala contadine, che ruotano non solo all’interno della microazienda contadina, ma che ruotano anche ll’interno della realtà macroscopica di gamma: cioè l’opposto degli intenti della agroindustria

 

2014.07.31-fabri_ogm


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