Colpo per colpo. Donne che si ribellano alla violenza maschile

Scritto dasu 26 Novembre 2014

In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni e’ stata vittima nella sua vita della violenza di un uomo. Quasi 7 milioni quelle che hanno subito violenza fisica e sessuale. Ogni anno vengono uccise in media 100 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Viene uccisa una donna ogni due giorni. Un milione e 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni. Un milione di donne ha subito stupri o tentati stupri.
I numeri parlano chiaro. La violenza maschile sulle donne è emergenza sociale, è fatto di tutti i giorni, è bollettino di guerra. Sui giornali si parla di episodi, ma non c’è nulla di episodico e di eccezionale, in un fenomeno che si ripete quotidianamente, sempre uguale a se stesso.
Intanto sui corpi delle donne si continua a legiferare, a parlare di sicurezza, di protezione, di vittime da difendere. Le donne vengono ancora e sempre strumentalizzate per militarizzare un territorio, per criminalizzare i/le migranti, per controllare le persone attraverso la paura.
Mentre media mainstream e politica istituzionale concorrono nella creazione del mostro e del capro espiatorio di turno, le stesse cifre ci dicono che le percentuali delle violenze commesse dentro le mura domestiche sono invece altissime, quasi il 70%.
Nelle campagne di comunicazione istituzionale le donne vengono vittimizzate e l’agente colpevole delle violenze completamente rimosso. Le donne vengono presentate come delle decebrate incapaci di intendere, volere e autodeterminarsi e non si fa mai cenno alle complicità sociali e culturali entro le quali si dà la violenza stessa.
Partiamo da queste considerazioni e da questi dati, per riflettere insieme di violenza maschile contro le donne. Lo facciamo muovendo dall’assunto per cui le condizioni materiali di vita e i processi di ristrutturazione economica locali e globali non fanno che alimentare dinamiche di violenza patriarcale. Precarietà, sfruttamento, povertà rendono le donne bersagli più facili. Solitudine e isolamento ne sono la diretta conseguenza. La mancanza di autonomia e indipendenza economica spesso significa per le donne l’impossibilità di scegliere e dover restare dentro le mura domestiche, continuando a subire le violenze.
In occasione del 25novembre, le compagne del Collettivo Femminista Medea ieri sera hanno presentato in radio un reading dal titolo “Non mi pento di nulla. Storie di donne che si sono ribellate alla violenza maschile”. Con loro abbiamo discusso della questione, provando ad immaginare altre strade e percorsi differenti, per andare oltre la solitudine e il vittimismo e collettivizzare, portando fuori dalle aule di tribunali e dai commissariati di polizia, “la soluzione al problema”.

Ne abbiamo parlato con Chiara di Medea:

chiara_medea


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