Corno d’Africa: osservatorio su guerre, povertà e migranti

Scritto dasu 23 Aprile 2015

Nelle scorse settimane si sono registrati attentati d parte di al Shabaab sia in Kenya (vendetta nei confronti di invasori stranieri?), in Somalia (per proseguire la tradizione che si innesta sull’esperienza delle Corti islamiche?), sia in Puntiland (forse per espandere anche in quel territorio l’influenza di un islamismo, di matrice un po’ lontana da quello del Daesh?).

A Gibuti poi si spostano i profughi che fuggono dalla guerra civile yemenita, che sta mutando gli equilibri dell’area e spostando affari e commerci, coinvolgendo zone, come il Puntiland, che avevano tratto benefici dal periodo dei pirati, attirando investimenti. Un fenomeno quello dela pirteria, il cui contrasto certi ottusi europei vorrebbero prendere a modello per mettere in atto la guerra al traffico di umani nel Mediterraneo, che nasconde in realtà la guerra ai migranti, molti dei quali sono anche eritrei o somali.

Sembra dunque che il Corno d’Africa possa rappresentare uno dei quadranti più significativi sul quale appuntare l’attenzione per affrontare alcuni aspetti che rendono problematico risolvere guerre, povertà africane e velleità vetero e postcoloniali di potenze occidentali.

Ne abbiamo parlato con Gian Paolo Calchi Novati:

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