Premiati scrittori e donne dalit contro l’India di Modi

Scritto dasu 24 Ottobre 2015

Mr Kalburgi era uno stimato intellettuale razionalista che aveva osato criticare, da induista, il nazionalismo della società indiana plasmata dalla propaganda e dal fanatismo del colto Modi e dei suoi stolti sostenitori induisti; è stato ucciso – nella distrazione dei media occidentali – da due sicari ad agosto. E il governo non ha avuto nulla da eccepire: non una nota di biasimo o di lutto, a significare chi poteva essere il mandante che assicurava l’impunità; in Europa non ci sono state prese di posizione indignate e nel mondo anglofono si è rilevato il caso solo quando Rushdie non ha fatto indossare le lenti occidentali alla opinione pubblica e il NYT ha riportato la storia, scoperchiando il processo di trasformazione indiana sempre più plasmata dal regime del comunicatore Modi, del suo fanatico nazionalismo. Non gli può essere ascritto direttamente neanche l’omicidio per linciaggio dei vicini musulmani di Mohammed Ikhlaq, un musulmano accusato di aver mangiato carne di mucca (e non era vero), ma la sua India ha reso possibile quell’atto feroce di intolleranza.

Ma la nazione indiana ha nei suoi cromosomi la capacità di reagire e inceppare culturalmente quella barbarie: 35 scrittori hanno restituito il Sahitya Akademi Awards, massimo riconoscimento letterario del subcontinente, e molti altri condividono ma, come Amitav Ghosh, ritengono ininfluente restituire un premio conseguito quando la società e la direzione del premio erano ben diversi e non asserviti opportunisticamente al nuovo potere. E per un comunicatore come Modi la rivolta degli intellettuali diventa un problema, perché magari qualcuno dei ribelli è per l’Europa un illustre sconosciuto, ma nelal sua regione i suoi lavori sono letti da 50 o 100 milioni di lettori, una tiratura incredibile anche per Mondazzoli.

Infine Anna Nadotti ci ha consegnato una buona notizia: le raccoglitrici di tè del Kerala, che si sono ribellate a tutti: a Modi, ai latifondisti, ai sindacalisti corrotti e pompieri… ma alla fine hanno spuntato condizioni e paghe più favorevoli; rimane schiavismo, ma è più tollerabile, perché hanno trovato la forza e il coraggio di contrapporsi e andare allo scontro per ottenere almeno un salario migliore attraverso una battaglia durata un mese e mezzo… ma meglio ascoltare i racconti di Anna:

Unknown


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