Il rompicapo libico del dopo-Gheddafi

Scritto dasu 16 Dicembre 2015

Domani si dovrebbe firmare un nuovo accordo tra i due diversi e confliggenti governi che si spartiscono il territorio libico: quello di Tobruk e quello di Tripoli. Una parte dei parlamentari di Tobruk e del Congresso nazionale di Tripoli, l’Alleanza delle forze nazionali e i Fratelli Musulmani stanno  giungendo in queste ore in Marocco per tentare di dare un nuovo inizio alla transizione libica.

Dopo la caduta di Gheddafi la Libia è divenuta ostaggio degli scontri fra le numerose milizie tribali che formavano la coalizione dei ribelli. I diversi governi che si sono succeduti hanno tentato di imporre l’autorità del potere centrale su questi gruppi, cercando di disarmarli o di integrarli nell’esercito nazionale, ma hanno sostanzialmente fallito, in quanto le amministrazioni centrali si sono sempre dimostrate troppo deboli e il parlamento troppo diviso.

Dal maggio 2014 il governo uscito vittorioso dalle elezioni si è dovuto ritirare a Tobruk (pur controllando più della metà del paese) in seguito al colpo di stato del generale Khalifa Belqasim Haftar e all’occupazione del palazzo del parlamento a Tripoli da parte di soldati a lui fedeli. Da allora la Libia è spaccata in due, con l’incunearsi perciololoso dell’Isis nella città di Derna e dei suoi dintorni.

È questo che porta la comunità internazionale, dopo gli sfaceli causati da una guerra civile in cui Francia, Gran Bretgana e Usa hanno svolto un ruolo importante, a tentare di mettere in piedi un fase di tranzizione condivisa dai due governi.

Abbiamo fatto il punto sulla situazione del paese nordafricano con Nancy Porsia, giornalista freelance che vive e lavora in Libia

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