Produrre rifiuti da smaltire, o recuperarli riciclando?

Scritto dasu 8 Gennaio 2016

Giusto alla vigilia di Natale, quando l’attenzione è ridotta, IREN ha annunciato la riduzione della raccolta differenziata a Torino con la sostituzione di un impianto di differenziazione a freddo di dimensioni imponenti – anche per investimenti –, aumentando così anche il pattume generico, evidenziando il reale interesse dietro all’annuncio: continuare e incrementare gli affari con l’inceneritore. Un non ancora ben descritto sistema  dovrebbe permettere il riconoscimento dei rifiuti (si conosce soltanto il costo: 50 milioni); nei racconti fumosi di Profumo, ex rettore del Poli, ex ministro – sempre in quota poteri forti locali – e ora presidente di Iren, si prevedono altri impianti, potenziamenti e conferimenti inferiori al termovalorizzatore – che dunque dovrebbe ridimensionarsi? improbabile – con altri 100 milioni di stanziamenti.

Quello che dall’intervento qui riportato con Claudio Cavallari, risulta inquietante è il ridimensionamento del porta-a-porta, riconosciuto come il più efficace, per esempio nel sistema Cartesio; ma i dubbi sono anche sul processo della plastica, ma soprattutto gli annunci sono a tal punto generici e degli impianti a livello scientifico non si è ancora in possesso di specifiche su cui ragionare; senza contare il potenziamento della discarica Wastend di Chivasso, un’altra nocività intollerabile, mentre è dimostrato da Vercelli (o, se si vuole, San Francisco) che, cancellando gli interessi imposti dalla presenza di inceneritori, è possibile passare da 28% a più di 70% di raccolta differenziata… ma queste e tante altre informazioni, queste e tante altre contraddizioni, ci sono state fornite da questa chiacchierata con Claudio di Pro Natura

 

2016.01.07-iren

 


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