30 anni dopo Chernobyl, l’incubo nucleare non è finito

Scritto dasu 26 Aprile 2016

Chernobyl è una città fantasma, dove, dopo trent’anni dall’esplosione del reattore numero 4 della centrale bielorussa, di continua a morire.
In Italia, dove Chernobyl accelerò la fuoriuscita dall’avventura nucleare, le scorie sono ancora un problema irrisolto e, probabilmente irresolubile.
In Piemonte ci sono il 95% delle scorie di tutto il paese. Tra Boscomarengo in provincia di Alessandria, l’ex centrale di Trino e, soprattutto il deposito “provvisorio” di Saluggia si trovano gran parte dei resti delle lavorazioni delle centrali e quelli delle usati in medicina.
Le periodiche dichiarazioni sull’individuazione del luogo ove verrà costruito il deposito nazionale per le scorie sono sempre finite nel nulla.
In questa partita nessuno vuole trovarsi con il cerino acceso in mano. L’ultima volta che ci provarono, oltre un decennio fa, ne scaturì una rivolta popolare a Scanzano Jonico e nei paesi vicini che obbligò il governo a fare marcia indietro.

Nella vicina Francia la scelta seccamente nuclearista non lascia spazio a prospettive energetiche diverse. Lo ha dimostrato la guerra per il Mali scatenata per non mettere a rischio le miniere di uranio nel vicino Niger, tra le principali al mondo, da cui la Francia trae buona parte del minerale necessario a far marciare le proprie centrali.
In quelle miniere i lavoratori scavano a mani nude, senza protezioni, e muoiono giovani.

Ne abbiamo parlato con l’attivista antinucleare Lorenzo Bianco.

Ascolta la diretta:

2016-04-26-chernobyl


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