Voucher e lavoro festivo: lo sfruttamento ai tempi della crisi

Scritto dasu 27 Aprile 2016

A pochi giorni dal 1 maggio, vale la pena prendere in considerazione due delle forme oggi più abusate di sfruttamento della forza-lavoro: i buoni-voucher per disoccupati e la “possibilità” (leggi: obbligo) del lavoro festivo nella grande distribuzione. Tratto comune dei due dispositivi, una forza-lavoro che il capitale pretende sempre più flessibile. Si tratta insomma di spremere il massimo di erogazione di lavoro da chi ha un potere contrattuale molto basso, perché disoccupato o messo al lavoro con uno degli infiniti contratti a termine che le diverse riforme hanno prodotto nell’ultimo qundicennio.

L’occasione per parlare di voucher, buoni usati per pagare prestazioni lavorative occasionali (di cui fanno largo diverse aziende per impiegare dipendenti a chiamata per prestazioni lavorative occasionali, come servizi domestici, ristorazione o attività agricole) ha (stra)parlato in questi giorni Filippo Taddei, responsabile economico del PD, che per legittimarne l’uso li ha definiti “un incentivo all’emersione del lavoro nero” e quindi “non va cambiata la legge ma introdotta la tracciabilità per impedire che il datore di lavoro possa denunziare meno ore di quelle lavorate dal cosiddetto voucherista”. Quello che Taddei non sa (o fa finta di non sapere) è che proprio il largo uso di voucher testimonia l’abbondanza di lavoro nero.

Sul tema abbiamo intervistato Marta Fana, ricercatrice all’Institut d’Etudes Politiques de Paris, curatrice del blog disordinedeisogni

marta fana

Un altro fenomeno recente la cui diffusione è particolarmente indicativa della pervasività delle ragioni dell’impresa (a scapito dei lavoratori) è l’ingiunzione al lavoro domenicale e festivo cui si trovano sottoposti i dipendenti del commercio, soprattutto nella grande distribuzione. A partire dalle ultime festività natalizie, quasi tutti le grosse imprese del settore hanno imposto ai propri dipendenti un’illimitata disponibilità a lavorare durante le festività ordinarie e straordinarie. Nè è nata una campagna di sensibilizzazione (qui una pagina facebook) che per ora non ha però trovato la solidarietà degli utenti-consumatori. L’obbligo non risponde tanto a una necessità effettiva quanto alla competizione al ribasso (giocata sulla pelle dei lavoratori e delle lavoratrici del settore) tra le aziende nel dimostrare disponibilità assoluta per i capricci di clienti effettivi o potenziali.  Contro questo stato di cose, il prossimo 28 maggio ci sarà uno sciopero dei lavoratori delle imprese della grande distribuzione organizzata che aderiscono a FederComemrcio.

lav CDO


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