Burundi. Non è genocidio, è la politica, Bellezza…

Scritto dasu 9 maggio 2016

Abbiamo sentito Marta Mosca, antropologa, che ha passato molti mesi nel paese africano, anche durante i violenti scontri e l’altrettanto dura repressione delle opposizioni,seguiti alla rielezione, per la terza volta consecutiva e fuori dai principi costituzionali, dell’attuale presidente Pierre Nkurunziza. La sua decisione di correre per il terzo mandato consecutivo aveva innescato numerose proteste pubbliche, contraddistinte dal carattere politico delle rivendicazioni e da una composizione eterogenea e trasversale delle piazze- ben al di là delle comuni distinzioni “etniche” hutu/tutsi, sempre utilizzate dai media internazionali. Il conto delle vittime, a pochi mesi dalla rielezione, è salito a più di 400 persone, in un’escalation di violenza che non accenna a rallentare. Di fronte al pericolo di nuovi sollevamenti dal basso della popolazione, membri del governo, composto dalla maggioranza hutu, non esitano a rispolverare concetti e parole d’ordine che riportano alla mente lo spettro del genocidio. Eppure,come ci ha confermato Marta,e a dispetto dei titoli “terroristici” dei media, non siamo oggi sull’orlo di un nuovo genocidio. La classe politica dominante del paese utilizza lo spauracchio del conflitto etnico e la polarizzazione binaria hutu/tutsi per neutralizzare la portata politica e sociale della situazione. In ciò riproducendo la “ragione coloniale”, che- complice un’antropologia allora ancella degli interessi europei e della spartizione del continente cominciata a cavallo tra il XIX e il XX secolo- inventò la categoria di “etnia” per meglio dividere e governare le popolazioni sottomesse.Una tassonomia del potere coloniale, dunque… Basti ricordare come, originariamente, quelle di hutu e tutsi, non erano affatto categorie razziali nè etniche distinte, ma indicavano gruppi socio-politici a loro volta caratterizzati da un’intensa stratificazione interna. Un’occasione infine, quella della diretta di oggi, per esercitare una volta di più l’attitudine critica nei confronti dei concetti e degli scenari mobilitati dai media mainstream.

Ascolta la diretta con Marta:

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