Francia. Il vento soffia forte

Scritto dasu 4 Maggio 2016

All’indomani di un Primo Maggio caldissimo, come non se ne vedevano da almeno trent’anni, il movimento contro la Loi Travail è ancora in crescita.
Difficile fare pronostici, sebbene sia ormai chiara la forte preoccupazione del governo Valls, che ha giocato questa carta un mese dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi, confidando che il clima di unità nazionale suscitato dalle stragi jiadiste, sopisse sul nascere l’opposizione ad un piano di macelleria sociale, destinato a ridurre rapidamente le distanze tra chi non ha mai avuto diritti e i lavoratori che qualche tutela l’hanno mantenuta. I disoccupati ed i precari delle periferie e i lavoratori con il posto fisso scoprono che la strada in salita degli uni potrebbe essere ostruita dalla discesa precipitosa degli altri.
Un tappo, un ingorgo, un bouchon sociale che qui in Italia ha funzionato sin troppo bene. Lo scivoloso declivio della guerra tra poveri ha consentito ai governi degli ultimi trent’anni di praticare una macelleria sociale durissima, incontrando una resistenza sempre più debole.
Non solo. Il movimento è andato ben oltre l’opposizione alla nuova normativa sul lavoro, per assumere caratteristiche di critica più radicale.
I temi del lavoro entrano a far parte di un mosaico che solo occasionalmente è rivendicativo, assumendo caratteri seccamente antisistemici.

Assemblee di piazza e casseur si intrecciano negli stessi luoghi. In piazza si sperimenta una presa di presa di parola collettiva, che, al di là delle assemblee generali, si concretizza intorno a specifiche aree tematiche. La piazza è anche il posto dove si preparano le incursioni in città, da dove si dipanano pratiche di scontro con la polizia e di assalto ad auto e negozi di lusso. La piazza non è immobile, perché si materializza altrove, secondo le necessità e circostanze.
Gli accampamenti di migranti sotto sgombero, i licei, i grandi magazzini dove la precarietà e già l’orizzonte normale del lavoro sono i luoghi di un movimento che ridisegna il territorio, individuando i luoghi del conflitto e quelli dove una comunità in lotta si incontra e si riconosce.

Ne abbiamo parlato con Gianni Carrozza, redattore parigino di Collegamenti e animatore della trasmissione Vive la Sociale! a radio Frequence Plurielle

Ascolta la diretta:

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