Lampedusa: un’isola ostaggio della “sicurezza” di Stato

Scritto dasu 23 Maggio 2016

lampedusa

Dopo molti giorni dura ancora la protesta dei migranti, sebbene numericamente ridottisi, che già due settimane fa avevano rifiutato di stare nell’hotspot, denunciando con forza gli abusi, le violenze e le pressioni delle forze dell’ordine, e rifiutando di dare le impronte digitali, condizione inaggirabile, per il Ministero, per lasciare l’isola. 6 migranti resistono, nel giardino della Villa Comunale, e ad oggi non hanno rilasciato le impronte, sostenuti da alcuni solidali di Lampedusa.

Nei giorni scorsi, la maggior parte dei migranti in protesta sulla piazza del sagrato della chiesa, di cui avevamo pubblicato il comunicato, avevano poi accettato di rientrare nell’ hotspot, fornendo le impronte ed interrompendo lo sciopero della fame. Risultano trasferiti, ad oggi, ma le destinazioni sono in larga parte sconosciute. La diretta con Giacomo, del collettivo Askavusa, è stata l’occasione non solo di approfondire la situazione dei migranti sull’isola, per di più all’indomani delle forti proteste che hanno animato l’hotspot, ma anche per il collettivo di rettificare alcune informazioni apparse in questi giorni sul blog siciliamigranti. blogspot.it. Nel blog si leggeva infatti che membri di Askavusa avrebbero di fatto contribuito a far scemare la protesta dei migranti e delle migranti, incoraggiandoli ad abbandonare lo sciopero della fame e prestandosi come mediatori tra loro e le forze dell’ordine. Dalla diretta con Giacomo emerge invece una situazione molto differente, non di mediazione di contenuti e posizioni si è trattato ma di traduzione, semplice mediazione linguistica, attraverso un’attivista che parla l’arabo, per fornire ai migranti uno strumento necessario a comprendere le richieste delle forze dell’ordine e a maturare una posizione e una decisione autonoma. La mediazione linguistica offerta ha fatto si che i migranti non dovessero affidarsi unicamente ai mediatori della polizia.

Giacomo inoltre ci ha restituito un’altra questione che interessa l’isola in questi giorni, nello specifico si tratta della situazione dei netturbini dell’isola, che da anni percepiscono lo stipendio con ritardi di diversi mesi. Da qualche tempo diversi lavoratori hanno cominciato a fare azioni di protesta, tra le quali uno sciopero indetto per i giorni 20 e 21 maggio. Malgrado le promesse di ottemperare ai pagamenti in ritardo, nulla è cambiato e il sindacato USB ha ricevuto comunicazione da parte della “Commissione di Garanzia attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici” in cui si invitava il sindacato stesso a riformulare la data dello sciopero per il mancato rispetto dell’intervallo di tempo stabilito dalla legge riguardo ad un altro sciopero nazionale, cui peraltro USB non aveva aderito. Lo sciopero è stato così spostato il 30 maggio, ma la situazione dei lavoratori e lavoratrici dell’isola resta decisamente critica, anche perchè alcuni di loro hanno subìto pressioni anche da parte delle forze dell’ordine, sempre nei giorni scorsi. Insomma, pare quasi che a Lampedusa, isola che vive un perenne stato d’emergenza indotto dalla gestione di Stato e dei privati della questione migranti, non si possa scioperare. L’isola e i suoi abitanti, migranti e non, vivono dunque ostaggi di uno Stato che sospende o deforma a seconda delle convenienze, le proprie stesse norme, la propria legalità.

Ascolta la diretta con Giacomo di Askavusa:

Unknown


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