L’agricoltura italiana tra filiera corta e neoschiavismo

Scritto dasu 16 Giugno 2016

Crisi-agricola-immagine-simbolica-300x279L’agricoltura europea attraversa una grande crisi e quella italiana in particolare. L’indice dei prezzi dal produttore all’ingrosso hanno fatto registrare una serie di crolli che ha innescato negli ultimi anni una spirale deflattiva che ha riportato il livello al 2008. L’agricoltura italiana resta nella stragrande parte un’agricoltura di piccole dimensioni, spesso poco più che familiari. La grande agricoltura meccanizzata, per ragioni storiche e morfologiche, si aggiudica dalle nostre parti appena il 16% del fatturato complessivo. Anche se la tendenza alla sparizione delle piccole aziende, perseguita a colpi di trattati di libero commercio (gli ultimi col Nord Africa) e di una burocratizzazione forsennata che equipara per esempio piccoli artigiani formaggiai a colossi del lattiero caseario, sta concentrando la proprietà della terra a livelli che precedono la grande riforma agraria del 1950. E questa è una tendenza mondiale.

 

Ci siamo chiesti, a partire dall’ultima tragedia di Rosarno, se fosse possibile con il prezzo delle arance a 0,18 centesimi al chilo un’opzione diversa dall’impiego dei braccianti africani organizzati dal caporalato e ospitati in baraccopoli fatiscenti nelle campagne italiane da nord a sud. La risposta non è semplice. Comporta un ragionamento che si muova necessariamente su più livelli.

Alcuni passaggi migliorativi, in senso amministrativo, sono forse ancora possibili ma qui si tratta di contrastere una tendenza (neoliberismo) che tende a soffocare inesorabilmente le economie locali, a burocratizzare in maniera forsennata i settori di cui si interessa (atro che semplificazione!), a espellere enormi masse di popolazione dalle campagne per spingerle ai margini delle metropoli come massa eccedente senza destinazione d’uso, spinti ad abbandonare i luoghi di nascita per avere una chance di sopravvivenza. L’accaparramento delle terre nel sud del mondo, il cosiddetto land grabbing, è un fenomeno che nella sua sistematicità e dimensione comporta un salto qualitativo che lo differenzia da forme storiche di accaparramento precedente anche in virtù di processi sempre meno controllabili di finanziarizzazione della terra. Su questo quadro già molto scuro, incombe la minaccia della desertificazione e dell’estremizzazione dei fenomeni atmosferici che comportano problemi enormi per l’agricoltura  e per la sopravvivenza di alcune popolazioni in particolare.

Abbiamo tentato qualche approfondimento su questi temi con Fabrizio Garbarino, allevatore e contadino cooperativo nonché presidente dell‘Associazione rurale italiana

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