Osceno e porno: approcci diversi per la gogna web

Scritto dasu 16 Settembre 2016

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In questi giorni i media mainstream si sono scatenati a mescolare aspetti molto diversi, accomunati soltanto da un canale, utilizzato in modo opposto nei casi presi in considerazione, ma fior fiore di analisti non se ne sono accorti, lanciandosi in invettive, richieste di maggiori poteri per la polizia postale, pruderie e accezioni della parola pornografia sempre e solo in termini negativi e vessatori della libido, mentre innanzitutto si dovrebbe tenere conto della cultura giovanile e la dimestichezza dei giovani con la rete, ben diversa dai fruitori che ne usano i prodotti adattandovi il loro approccio vecchio, rinnovando il culto di Susanna e i vecchioni per trarne un piacere asfittico e collocando fuori scena quei personaggi che fruiscono, appunto oscenamente, di corpi che anche liberamente e senza vergogna avevano prestato la loro immagine, diffondendola solo tra persone conosciute, rimanendo poi invece sommersi dai giudizi non richiesti e dalle ingiurie di una cultura ancora patriarcale, ancora capace di insinuare il senso di vergogna al punto da indurre al suicidio; ancora diverso e distinto l’episodio riminese, dove si è arrivati a scomodare un’educazione discutibile a monte di un uso disinvolto dei mezzi di riproduzione e diffusione nell’era digitale, non più riconducibile a criteri arcaici.

La materia è scivolosa e il rischio di apparire vecchi tromboni incapaci di trovare le parole per difendere le libere scelte della sessualità individuale o incoscienti tolleranti all’eccesso e per questo abbiamo preferito confrontare i nostri dubbi sui termini in cui era stata posta la questione mediatica concernente il suicidio di Tiziana Cantone (e discriminando l’episodio riminese) con Liliana Ellena, insegnante e ricercatrice con cui abbiamo cercato di proporre obiettivi diversi attraverso cui guardare i fatti

osceno e pornografico


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