Lago Bajkal: un compendio di danni da antropizzazione

Scritto dasu 24 Marzo 2017

Il 22 marzo era la Giornata mondiale dedicata all’Acqua. Non siamo soliti badare a queste ricorrenze, ma è indubbio che tra siccità, conflitti per accaparrarsi fonti idriche, muri a circoscrivere aree di approvvigionamento, dighe imposte a fiumi con sconquassi di intere aree e esodi conseguenti, inquinamento e riduzione di risorse idriche potabili, si può definire come uno dei problemi realmente planetari.

Molti di questi aspetti sono stati spesso affrontati da queste frequenze, però abbiamo pensato che fosse il caso di rivolgere la nostra attenzione stamani a un’area spesso dimenticata a causa dello stereotipo che connota la regione siberiana come sterile e vuota, mentre invece si è rivelata agli occhi attenti di Marina Forti una fonte inesauribile di sorprese per lo spettacolo naturale, ma anche per l’intervento umano sulle coste del lago con la portata d’acqua maggiore del mondo, di cui ha raccontato in un articolo comparso su l’Internazionale quali possono già delinearsi gli sviluppi futuri di questo paradiso che comincia a patire il depauperamento. Mentre si dipanava il discorso di Marina, toccando aspetti relativi alla passata industrializzazione (con la relativa eredità della cartiera sovietica), attuale sviluppo turistico (altrettanto dannoso), coste inquinate… ci siamo resi conto che quell’angolo di mondo compendia davvero in sé l’esemplificazione di come l’uomo non si prenda sistematicamente cura del patrimonio idrico a disposizione, muovendosi come un elefante in una cristalliera.

Seguite l’affascinante racconto di Marina relativo a un paradiso sotto attacco che rischia la totale sparizione, soprattutto se si passasse dall’attuale milione di turisti attuale ai flussi di orde devastanti il sistema che si attendono.

MarinaLagoBajkal

 


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