Normalizzare il suq a Torino, riducendolo a baratto(lo) da regolamento

Scritto dasu 23 Maggio 2017

Una questione semantica? forse è quello che vogliono, ma in effetti hanno ridotto storia e pratiche di vita secolari alla leggerezza dei riferimenti vacui nascosti dietro ai surrogati di trasformazioni di plastica, la parola “baratto-lo” prepara anch’essa la sostituzione dei cittadini che vivono quel territorio, dando un significato diverso a tutto, un significato alieno, sia al luogo, sia alla storia: mito e rito contemporaneamente traditi in nome di un edonismo ormai d’antan.

 

Ogni città ha un ventre molle invariato nei secoli, che rappresenta il fondamento dello scambio – commerciale e culturale – tra i protagonisti del suo cuore più popolare. L’autenticità sta nei gesti, nello spirito e… nei luoghi che hanno fatto da scenario a quegli scambi, quelle offerte di oggetti di valore una volta infimo, ora forse un po’ meno (ed è già una trasformazione). Diversi nelle varie epoche, espressioni di un’interpretazione del mondo che muta ovviamente per forme e valori, ma in un’evoluzione di cui si possono ripercorrere le tappe in modo coerente. Si tratta comunque sempre di scambi – anche simbolici – che tollerano a mala pena le intrusioni istituzionali, respingono balzelli e pretese normative da parte del potere, che non  può per sua costituzione interpretare lo spirito di un mercatino delle pulci senza snaturarlo. Soprattutto il Balon di Porta Palazzo, con la sua storia secolare radicata nei luoghi e nelle forme popolari, che non hanno nulla a che fare con le reinterpretazioni che la moda vorrebbe imporre… e non può che farsi beffe del tentativo di edulcorarlo, estrometterlo dal genius loci che lo esprime, marginalizzarlo, lucrando persino su quei poveri scambi.

 

La trasformazione si è imposta a step successivi che Francesca ci ha sintetizzato nei suoi snodi essenziali a cavallo tra le giunte Pd e M5S, con sullo sfondo le spinte alla regolamentazione dei fascisti, che difendono interessi bottegai e razzisti e puntano alla pulizia sociale puntualmente messa in atto sia dalla sinistra di governo, sia dai grillini della Bocconi, che amministrano la città dovendo ringraziare tra gli altri i voti dei fasci. La nostra interlocutrice ci parla pure delle associazioni e delle agenzie comunali che hanno inventato regole, ma anche delle resistenze dei venditori di mercanzie, degli abusivi, delle persecuzioni dei vigili, dei comitati di residenti nei vari quartieri in cui si è tentato di marginalizzare il mercatino, rendendolo sempre più periferico; nascondere e imporre il processo di gentrificazione, rendendo discarica umana il colore e l’anima del mercatino, fino all’ultimo luogo di allontanamento… questo è il percorso insensato della pulizia sociale: da piazza della Repubblica (luogo topico del rito dello scambio) allo Scalo Vanghiglia, giù giù fino a via Monteverdi… e ora per recuperare il valore del mercato si è arrivati al mercato itinerante con tappa al Ponte Mosca, finché si è spostato definitivamente tra il cimitero e una discarica vicino a via Carcano, sostituendo le pulci con le mongolfiere cariche di presunti scrittori, neanche buoni per il turismo d’accatto inseguito da tutti, nonostante la vulgata e l’ubriacatura della kermesse libraria torinese.

Ecco la nostra chiacchierata da mercato che culmina nell’analisi della doppia concezione di luogo di scambio culturale, che sta dietro a queste operazioni anche radiofoniche

Suq a Torino di domenica


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