Embraco: 500 licenziamenti alle porte e il siparietto elettorale di Calenda

Scritto dasu 21 Febbraio 2018

Sulla vicenda Embraco – l’azienda brasiliana del gruppo Whirlpool che ha deciso di licenziare 500 persone nel suo stabilimento a Riva di Chieri (alle porte di Torino) e di trasferire la produzione di compressori per frigoriferi in Slovacchia – i riflettori mediatici sono puntati a fasi alterne ormai da diverse settimane, ma ieri la vertenza è tornata a occupare le prime notizie della cronaca di molti quotidiani.

L’incontro di lunedì a Roma tra ministero, azienda e sindacati si è infatti risolto con l’ennesimo nulla di fatto e con la conferma da parte del gruppo Whirlpool di voler tirare dritto per la strada dei licenziamenti. Ieri mattina 300 operai sono tornati a protestare davanti ai cancelli dello stabilimento di Riva di Chieri e uno di loro vi si è incatenato. Nel frattempo il ministro (ormai uscente) dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, con gran tempismo elettorale e una colossale faccia tosta volava a Bruxelles a fare “la voce grossa” sul caso Embraco al cospetto della commissaria europea alla Concorrenza Margrethe Vestager. Un tentativo impacciato e palese (peraltro fuori tempo massimo) di scaricare le colpe sul piano europeo, sviando l’attenzione dalle responsabilità tutte italiane che hanno portato l’Embraco alla situazione attuale. La vicenda infatti si protrae ormai da diversi anni e il processo di delocalizzazioni della produzione ha una storia ben rodata, che si estende ben oltre il caso Embraco.

Ne abbiamo parlato con Maurizio Pagliassotti, giornalista de Il Manifesto:

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