Marocco: le proteste nel Rif nell’assordante silenzio mediatico

Scritto dasu 22 Febbraio 2018

Nella regione del Rif, nel nord del Marocco, le proteste per la morte del pescivendolo Mouhcine Fikri (nell’ottobre del 2016) hanno fatto da cassa di risonanza per le rivendicazioni sociali dei giovani. In questa zona infatti la disoccupazione tocca i livelli più alti del paese, non ci sono università, ospedali e infrastrutture. Una zona completamente dimenticata e abbandonata dal centralismo marocchino che, di contro, continua ad usare il pugno di ferro con chi protesta. Delle 400 persone finite in carcere dall’inizio di giugno, molte sono state condannate – anche a 20 anni di carcere – per vari atti di violenza. Molti degli arrestati hanno denunciato di aver subito torture nel corso degli interrogatori. A luglio il ministro della Giustizia ha annunciato indagini su 66 casi, ma le conclusioni non sono note.

Un recente reportage a cura di Massimo Lauria e Gilberto Mastromatteo racconta, attraverso le voci degli attivisti, la nascita della rivolta del Rif che è ancora in corso e di cui si sente molto poco parlare.

Abbiamo affrontato l’argomento con Massimo Lauria, uno degli autori del Reportage “La rivolta democratica dei berberi in Marocco”.

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