Confini, muri, esercito; treni infernali e carovane di autodifesa

Scritto dasu 8 Aprile 2018

Da un lato un presidente che deve mantenere promesse elettorali populiste e razziste,che si inventa invasioni, accusando lo stato messicano di non fare il suo ruolo di cane da guardia e filtro per le merci, al cui blocco è stato preposto con la Guerra alla droga e con la Guerra ai migranti; dall’altro una massa di migranti, sfruttati dai narcos che impongono prezzi da prima classe per viaggi pericolosi durante i quali le donne hanno quasi la certezza di venir stuprate, caricati su “La Bestia”, il treno che dal Chiapas arriva alle 5 stazioni lungo i 3000 chilometri di muro, eretto da tutti gli ultimi presidenti americani e lungo il quale l’ultimo – il peggiore – ha deciso di schierare l’esercito per respingere i pochi migranti non rimpatriati o bloccati da Peña Nieto.

Ogni anno si compone una carovana in periodo pasquale che quest’anno si è coposta di alcune migliaia di persone dirette negli Usa, che con questa marcia di centinaia di chilometri dal Chiapas percorrono il territorio messicano anche con l’intento simbolico di proteggere i più deboli che subirebbero da soli ogni tipo di violenza. Sfruttando i numeri di quest’anno, l’inquilino della Casa Bianca ha lanciato una campagna di paura che mira a imporre la costruzione del muro, che il Mexico si rifiuta di pagare e il Congresso non vuole finanziare.

In questo modo il viaggio del lungo serpentone si è già bloccato a Oaxaca e molti stanno proseguendo a piccoli gruppi. Per comprendere meglio i risvolti di questo fenomeno, se è già stato almeno sufficiente a riportare alal ribalta il dramma della disperata migrazione verso gli Usa, o se invece a ottenere quanto si era prefisso è stato il feroce gringo abbiamo interpelalto Marco Dell’Aguzzo, esperto di questioni inrenti all’America Settentrionale

Confine messicano, la carovana interrotta


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