Tra il deserto e il Sahel

Scritto dasu 6 maggio 2018

Diamo uno sguardo al Sahel, a quell’area che si trova tra il Burkina, il Niger e il Mali dove si stanno accentuando le violenze tra gruppi etnici e religiosi con ricadute pesanti sulla popolazione civile. Si tratta di una tra le zone più povere del mondo dove ancora oggi l’accesso ai minimi mezzi per sopravvivere è negata, dove mancano scuole e ospedali.

Da tempi lontani ci sono tensioni interetniche e intraetniche legate all’accesso alle risorse del territorio che oggi sempre più marcatamente sono esacerbate dagli interessi economici che ci sono nell’area e che vedono la partecipazione attiva anche delle potenze occidentale, Francia in testa.

L’escalation di violenza è data anche dall’enorme flusso di armi da guerra che filtrano nella zona che si trova proprio tra la guerra civile libica e quella del Mali, e il discorso islamista che moralizza un conflitto che ha invece interessi ben più materiali.

La Francia, ex potenza colonizzatrice, si avvale di tribù locali, per lo più tuareg, per portare avanti la lotta al “terrorismo”. Inoltre ha interessi importanti nella zona del nord del Niger dalla quale importa l’uranio necessario alle proprie centrali nucleari e su cui quindi tenta di avere uno controllo serrato. Colpito dalla crisi del prezzo dell’uranio dopo l’incidente di Fukushima l’economia del Niger si è ristrutturata intorno ai traffici illeciti, uno su tutti quello di droga che frutta più di ogni altro e su cui l’Europa non ha interessi ad intervenire nonostante i proventi di gran parte del traffico vadano a foraggiare proprio i gruppi di guerriglia islamica.

Uno scenario complesso in cui è difficile districarsi eludendo le trappole della retorica del giornalismo mainstrem.

Abbiamo contattato Luca Raineri, ricercatore a Pisa, esperto dell’area e collaboratore di molte testate, per provare a farci dare delle coordinate valide a cui appoggiarci per comprendere la situazione nell’area.

Ascolta la diretta:

 

Sahel

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