Pianificazione gazawi: il corretto uso dei preservativi

Scritto dasu 22 giugno 2018

La stampa italiana, seguendo i canoni dell’hasbarà, sottolinea pelosamente il lancio di preservativi incendiari nei campi dei coloni protagonisti del più colossale land grabbing della storia: i gazawi hanno come unica risorsa sfornare figli, che diventano bersagli per i militari israeliani, e i giornalisti italiani si chiedono da dove entrino queste pericolose armi di caucciù nel carcere a cielo aperto più ampio al mondo. Ovviamente da Israele, che vorrebbe pianificare le nascite dei bersagli per i loro droni che non riescono a intercettare gli aquiloni incendiari: il vero mito di Davide e Golia, dove Golia espone la stella di Davide.

La vera domanda sarebbe se non sia particolarmente sproporzionata la pena di morte per un’intera comunità per l’incendio di alcuni campi (rubati), in seguito ai morti ammazzati da cecchini con l’ordine di assassinare bambini di otto anni o infermiere ventenni in quanto tali: cioè in quanto bambini e infermiere; arrivando addirittura a votare una legge alla Knesset che comminerebbe da 3 a 10 anni a chiunque fotografi Tzahal, l’esercito di occupazione, nell’adempimento delle sue funzioni assassine. Insomma bisogna evitare che si diffondano sui media i metodi criminali dell’esercito e si dà mandato e legittimità a operare assassini deliberati di civili in assenza di testimoni.

Ne abbiamo parlato con Chiara Cruciati, che vede la situazione attuale come l’oltrepassamento ormai del ciglio del precipizio in cui stanno per sprofondare nuovamente i gazawi, non riconosciuti come umani dalla società israeliana:

Precipizio gazawi


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