Gorizia. Un convegno contro i nazionalismi di ieri e di oggi

Scritto dasu 17 ottobre 2018

Sabato 13 ottobre un centinaio di antimilitaristi hanno partecipato al convegno organizzato in città dal Coordinamento libertario del Friuli e della Venezia Giulia. L’iniziativa si inserisce nel percorso di avvicinamento alla manifestazione del 3 novembre a Gorizia, nel centenario di quell’immane massacro che fu la prima guerra mondiale.
Per l’anniversario della “vittoria” sono in programma celebrazioni militariste e nazionaliste in tutta la Regione.
Gorizia, che venne completamente distrutta durante la guerra di espansione ad est del Regno d’Italia, oggi è lungo una frontiera che è una barriera per la gente in viaggio, migranti, che spesso fuggono guerre in cui le truppe italiane sono in prima fila.
Nel convegno, oltre alla memoria dei disertori, renitenti, fucilati della Grande Guerra, ci sono state relazioni dedicate al Libro Bianco della Difesa e al quadro geopolitico delle missioni italiane all’estero.

Ne abbiamo parlato con Raffaele del Coordinamento Libertario del Friuli e della Venezia Giulia, che ci ha anche aggiornato sul corteo del 20 ottobre contro la riapertura di una prigione per migranti a Gradisca d’Isonzo.

Ascolta la diretta:

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Di seguito il testo di lancio del convegno del 13 ottobre:

“Rifiutiamo di unirci al coro nazionalista di chi celebra il centenario della vittoria della Prima Guerra Mondiale. Vogliamo invece ricordare chi quella carneficina provò a fermarla, chi rifiutò di sacrificarsi per i profitti e i fanatismi altrui, chi scese in piazza chiedendo pane e pace sfidando la prigionia e la deportazione.

Una guerra che ha portato a milioni di morti, mutilati, invalidi, dispersi, “scemi” di guerra, fucilazioni di massa, fosse comuni, devastazione ambientale, esplosione della furia nazionalista, manipolazione mediatica, mitizzazione di criminali in divisa come Cadorna e Graziani, Badoglio o Rommel che ebbero poi ruoli centrali nelle dittature nate sulle macerie di quel conflitto.

Ricordiamo che la Prima Guerra Mondiale è stata anche una storia di diserzioni. A Caporetto e a Vittorio Veneto migliaia di soldati delle due parti abbandonarono l’esercito: erano stati mandati a combattere una guerra voluta da borghesi, padroni e intellettuali fanatici. Innumerevoli e spesso dimenticate dalla storia ufficiale furono le rivolte, gli ammutinamenti, i sabotaggi.

Ora lo scenario mondiale è profondamente cambiato. Quella che non è cambiata (si è solo aggiornata) è la propaganda nazionalista e militarista volta a dimostrare l’utilità degli eserciti e delle sue missioni, sia all’estero che nelle nostre città. Le guerre vengono giustificate da mille motivi, ma continuano a essere causate da interessi capitalisti e portano – oggi come allora – morte e distruzione.

Per questo riteniamo importante in questa data sostenere le ragioni dell’antimilitarismo e discutere del ruolo degli eserciti oggi.

Quanto si spende oggi in armi e tecnologia bellica? Quanto vale l’export di armi per l’Italia? A quali paesi vengono vendute e a quanti conflitti partecipiamo direttamente e indirettamente? Cosa si muove in Europa con l’avvio della cooperazione militare con l’istituzione di una struttura di coordinamento permanente “Pesco” (un chiaro tentativo di dar vita al nuovo esercito europeo), che già beneficia di un finanziamento di 13 miliardi di euro? Quale è il peso della scuola nell’ “arruolare” i ragazzi e le ragazze a questa mentalità gerarchica e d’obbedienza tipicamente militarista mascherata da vuoto patriottismo? Quale è il ruolo della propaganda?
Gli eserciti stanno sempre più svolgendo un servizio di controllo interno. Con il pretesto del terrorismo, della crisi e dell’instabilità sociale, i governi che si sono susseguiti in Italia hanno utilizzato i vari corpi armati come deterrente contro le proteste e in particolare contro l’attivismo di settori popolari in rivolta contro le devastazioni ambientali (si veda il TAV in Val Susa o le discariche di rifiuti tossici in Campania). Possiamo parlare di una vera e propria sperimentazione di un fronte di “guerra interna”, una sorta di militarizzazione sociale dove, non ultimo, viene agitato lo spauracchio dell’”invasione etnica” per giustificare l’aumento di polizia e militari nelle strade e sui confini.

Questo, assieme ad un rinnovato ed esplicito interventismo bellico al di fuori dei nostri confini: operazioni di guerra sempre meno mascherate da “guerre umanitarie” e sempre più palesemente portate avanti “a difesa degli interessi nazionali” ovvero dei profitti delle multinazionali italiane che continuano a saccheggiare le risorse naturali dei paesi extraeuropei, in particolare dell’Africa.

Le retoriche nate dai nazionalismi di ieri alimentano quelli di oggi.

Rivendicare una memoria antimilitarista significa combatterle entrambe.

Sabato 3 novembre Manifestazione antimilitarista, Gorizia, h.15

Concentramento di fronte alla stazione dei treni.

Conclusione in piazza della Vittoria con intervento musicale di Alessio Lega

Coordinamento Libertario Regionale”


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