Case chiuse, tra repressione e messa a valore: Sex workers contro Salvini

Scritto dasu 9 Marzo 2019

La V commissione del Consiglio regionale del Veneto ha recentemente dato il via libera alla proposta di legge avanzata da Antonio Guadagnini (Siamo Veneto) sulla schedatura di lavoratrici e lavoratori sessuali.  Iniziativa che fa eco a Salvini, il quale negli ultimi anni si è dichiarato a più riprese, specie in campagna elettorale, “favorevole alla riapertura delle case chiuse”.

L’ordine del discorso della Lega al governo – riproponendo in salsa celodurista il sempre verde distinguo tra “donne per bene” e “donne per male” – mira a controllare e mettere a profitto i mercati del sesso attraverso dispositivi di ordine pubblico. Contro l’autodeterminazione e contro la lotta allo sfruttamento, si vogliono rinchiudere le sex workers da qualche parte affinchè i cittadini per bene non le vedano in strada, schedarle e reprimere chi è senza documenti ed infine battere cassa con tasse e multe pazzesche.

Ne abbiamo parlato con Pia Covre, storica attivista ed ex lavoratrice del sesso

 

e con Emanuela Abbatecola, autrice di “Trans-migrazioni. Lavoro, sfruttamento e violenza di genere nei mercati globali del sesso

 


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