Come una tomba: Silvia, Agnese e Anna nel carcere dell’Aquila

Scritto dasu 18 Aprile 2019

il 6 aprile Silvia, Agnese ed Anna, tre compagne inquisite rispettivamente per le recenti operazioni di Torino, Trento e per la più datata operazione Scripta Manent, sono state tradotte dalla sezione Alta Sicurezza del carcere di Rebibbia a quella dell’Aquila, in cui la quasi totalità della popolazione carceraria è sottoposta al cosiddetto “carcere duro”, il 41bis.

Il 41bis è una vera e propria tortura di Stato: i reclusi vengono posti in isolamento per 23 ore al giorno, con censura della posta, limitazione dei libri, controllo della luce, impossibilità di partecipare fisicamente ai processi.

Il regolamento carcerario, la specializzazione della struttura e la volontà politica di annientamento rispetto alle tre ragazze hanno creato una situazione per cui alcune forme e caratteristiche del 41bis vengono applicate in maniera arbitraria e discrezionale alle inquisite (due su tre senza neanche un processo).

Controlli minuziosi e inutili in entrate ed uscita dalla cella, censura della posta, sanzioni disciplinari e pressioni da parte dei GOM, il corpo di polizia penitenziaria dell’Aquila responsabile dei pestaggi di Bolzaneto del 2001. Inoltre, l’ora e la geografia del carcere sono occultati da vari dispositivi (controllo della luce, orari oscurati, orologi non funzionanti).

Una situazione che ci ricorda l’atrocità del “carcere duro”, la violenza della repressione e l’importanza della solidarietà, della rabbia e della contro-informazione.

Ascolta la diretta:

Per scrivere alle compagne detenute nel carcere dell’Aquila:

Silvia Ruggeri
Anna Beniamino
Agnese Trentin

Via Amiternina 3
Località Costarelle di Preturo
67100
L’Aquila

Inoltre, il 28 aprile alle 13 si terrà un presidio sotto al carcere, in concomitanza con presidi sotto al carcere di Tolmezzo e Ferrara.

 

 

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