Modifiche ai decreti sicurezza? Una tempesta in un bicchiere d’acqua

Scritto dasu 11 Settembre 2019

Il 5 agosto di quest’anno il senato ha approvato in maniera definitiva il pacchetto sicurezza bis varato dal governo giallo-verde.
Una settimana dopo il ministro dell’Interno ha sfiduciato il governo. Aveva incassato quello che voleva e giocava la carta elettorale. Calcolo sbagliato, autogoal: si costituisce una nuova maggioranza che da vita ad un governo Giallo-Rousseau.
Il governo, la cui componente PD e LEU pareva puntare ad una cancellazione dei due decreti sicurezza, in realtà si limiterà a qualche ritocco. Poco, quasi nulla. La sostanza resta la stessa e disegna un quadro di criminalizzazione delle insorgenze sociali e persino della mera solidarietà, molto grave.
I due pacchetti sicurezza del governo colpiscono gli immigrati e chi lotta contro un ordine politico e sociale violento ed ingiusto.
L’ultimo
provvedimento stabilisce che chi presta soccorso ai naufraghi rischi multe da 150.000 a un milione di euro se rifiuta riportare uomini, donne e bambini nell’inferno dei lager libici. Chi lo fa subisce anche il sequestro della nave. Questo provvedimento non tocca solo le imbarcazioni delle ONG che pattugliano il mare con lo scopo di soccorrere i naufraghi, ma ogni nave. La gente di mare dovrà scegliere se diventare complice degli assassini di Stato o perdere la barca e il lavoro.
Infatti nell’articolo 1 del decreto bis, si sancisce il divieto di transito, ingresso o sosta di navi in territorio nazionale, in misura precauzionale nei confronti di quell’attentato alla sicurezza che sarebbe il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Queste sanzioni possono essere applicate congiuntamente a quelle penali nel caso sussistano i presupposti di reato legati all’immigrazione irregolare.
Per infiltrare spie sulle barche delle ONG o delle navi dei pescatori o adibite al trasporto commerciale nel Mediterraneo sono stati stanziati 3 milioni di euro da spendere entro il 2021.
La competenza per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina passa dalla procura locale a quella distrettuale, la prescrizione viene allungata, le intercettazioni diventano più facili.
Le modifiche annunciate da Conte sono basate sulle indicazioni di Mattarella sul rispetto delle convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia e sull’articolo 10 della Costituzione. In particolare la convenzione di Montego Bay prevede l’obbligo del soccorso ai naufraghi.
Nulla di più.

Il pacchetto sicurezza bis è un altro tassello di un puzzle repressivo che mette in seria discussione la possibilità di manifestare. La responsabilità individuale, che richiede ai PM l’onere della prova, cede il passo alla responsabilità collettiva, al punto che la mera partecipazione ad una manifestazione costituisce un’aggravante per una lunga serie di reati.
Il pacchetto bis perfeziona e rende più netto l’attacco ai movimenti sociali, già attuato con il precedente. La prima legge prevede che chi occupa una casa per dare un tetto a se e ai propri figli può essere condannato a lunghe pene detentive. I lavoratori che fanno un blocco per obbligare chi li sfrutta e deruba ogni giorno ad aumentare le paghe più soldi, allargare gli spazi di libertà, ridurre le ore di lavoro e i controlli elettronici rischiano detenzione sino a sei anni.

Le norme varate in agosto trasformano in comportamento criminale accendere un fumogeno o fare fuochi d’artificio, prevedendo pene da uno a quattro anni di carcere. L’adozione di strumenti di protezione dalla violenza della polizia può costare sino quattro anni.
Le pene per chi si copre il volto durante una manifestazione sono state quasi raddoppiate: reclusione da 2 a 3 anni e multa di 3000 euro.
Reati come resistenza, violenza a pubblico ufficiale o a corpo politico se commessi durante una manifestazione costituiscono un’aggravante. La pena per violenza privata raddoppia se si partecipa ad una lotta in piazza. Se il reato di danneggiamento avviene in un corteo costa sino a 5 anni di reclusione: due in più della pena prevista per la stessa condotta effettuata in qualsiasi altra circostanza.
Il reato di “devastazione e saccheggio” che è sanzionato con pene dagli 8 ai 15 anni, prevede un aumento della pena sino a 20 anni nel caso in cui il reato sia commesso nel corso di una manifestazione pubblica. La modifica è inserita tra le aggravanti speciali del secondo comma, sullo stesso piano del saccheggio di viveri, che costituisce un pericolo per il sostentamento della popolazione.
Viene costituito un corpo speciale di 800 poliziotti e carabinieri incaricati di dare la caccia a chi ha una condanna in definitiva ma non si è presentato volontariamente in carcere.
Una marea di soldi viene stanziata per aumentare stipendi, buoni mensa, assunzioni nei corpi di polizia e nei vigili del fuoco ormai militarizzati.

Questi provvedimenti non hanno nessuna intenzione di toccarli.
Molto deve cambiare perché la sostanza non muti.

Ne abbiamo parlato con l’avvocato Eugenio Losco:

Ascolta la diretta:

 


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