Hong Kong non getta la maschera

Scritto dasu 12 Ottobre 2019

 

Ennesimo venerdì di protesta nelle piazze di Honk Kong nonostante continuino a essere vietate la maggior parte delle manifestazioni e l’aggravamento delle condanne per chi vi partecipa con il volto coperto, in un clima repressivo sempre più opprimente.

Oltre 2000 le persone arrestate dall’inizio delle mobilitazioni contro la legge sull’estradizione in cina, innumerevoli feriti di cui 2 gravi per colpi di armi da fuoco da parte della polizia cinese che negli ultimi giorni è stata anche accusata di numerose violenze sessuali contro uomini e donne fermati durante le manifestazioni.

Non sorprende quindi che nelle cinque richieste portate avanti dal movimento vi sia l’istituzione di un’inchiesta sulla violenza della polizia e che non vi siano provvedimenti contro chi invece ha manifestato in questi quattro mesi.

Le altre richieste prevedono il ritiro del disegno di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina e che rappresenterebbe un primo passo verso l’ingerenza cinese nel sistema giuridico di Hong Kong ( ritiro promesso dalla governatrice Carrie Lam ma non ancora ufficiale non avendo ancora riaperto il parlamento di HK), le dimissioni della stessa Carrie Lam accusata di essere al soldo della Cina, e il suffragio universale per votare governatore e parlamento locali, richiesta quest’ultima alla base delle proteste del 2014, la cosidetta rivoluzione degli ombrelli.

Abbiamo contattato Ilaria Maria Sala, attenta conoscitrice di cultura e politica cinese appena rientrata da Honk Kong, per gli ultimi aggiornamenti dall’isola e provare a capire i motivi storici, geografici e sociali alla base delle proteste, nonché approfondire come la Cina prepara la sua risposta economica all’insurrezione nella sua ex colonia.

 

Hong Kong e la Cina

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