No ai mercanti di morte! Corteo a Torino

Scritto dasu 19 Novembre 2019

Sabato 16 novembre un corteo antimilitarista ha attraversato il centro cittadino. Il primo atto della 10 giorni di informazione e lotta contro l’aerospace and defence meeting, mostra mercato di armi aerospaziali, che si svolgerà all’Oval Luingotto il 26 e 27 novembre.
In vendita: cacciabombardieri, droni ed elicotteri da combattimento, satelliti spia, sistemi di puntamento: tutti i gioielli dell’industria bellica.
Il corteo, dopo una lunga sosta comunicativa in piazza
Castello, si è dipanato per le vie del centro, dove sono rimaste sagome bianche con la scritta “ucciso da armi made in Italy”.
Numerosi gli interventi sull’industria bellica, sulle spese militari, la propaganda di guerra, l’osmosi tra guerra interna e guerra esterna.
La manifestazione si è conclusa in piazza Carlo Alberto con un’assemblea di rilancio delle prossime iniziative.

Ascolta l’approfondimento con alcuni esponenti dell’assemblea antimilitarista:

 


Prossime iniziative:

Venerdì 22 novembre ore 21
Armi.
Un business mortale
L’aerospace and defence meeting. Le armi made in Italy nelle guerre di ogni dove
Guerra e controllo militare delle insorgenze interne
con Daniele Ratti e Maria Matteo tra gli autori de “Per un futuro senza eserciti” edizioni “Zero in Condotta”
all’Edera Squat in via Pianezza 115

Sabato 23 novembre
Antimilitaristi al Balon
ore 10,30/13

Martedì 26 novembre
apertura della mostra-mercato
ore 13 presidio all’Oval Lingotto
e poi…
dalle ore 15,30 presidio alla banca armata Intesa-San Paolo di via Garibaldi 45

Mercoledì 27 novembre
ore 10,30 in via Carlo Alberto 16
presidio
alla camera di commercio, uno degli sponsor dei mercanti d’armi

Di seguito il volantino diffuso in piazza dall’assemblea antimilitarista:

“Quest’anno la spesa militare è di 25 miliardi di euro. Ogni giorno lo Stato spende per armi, guerre e forze armate quanto basterebbe per avere tutti una vita meno precaria. Oggi sanità, trasporti, istruzione sono un privilegio per pochi, per chi può permetterselo. Agli altri restano attese di mesi per un esame o una visita, scuole costose, che non offrono sbocchi a chi non ha le leve giuste, trasporti sempre più cari, scomodi, sporchi.
Lo Stato sceglie la guerra, la distruzione, la morte di uomini, donne e bambini. Sceglie di spendere per questioni di dominio.
In Iraq i militari italiani hanno addestrato le truppe irachene, che in un mese e mezzo hanno ucciso oltre trecento persone che manifestavano per migliori condizioni di vita, dopo decenni di guerre e dittatura. Gente comune, mica terroristi dell’ISIS! Gente come noi che fa fatica ad arrivare a fine mese.

I battaglioni d’élite dell’esercito tricolore sono impegnati in 36 missioni di guerra.
Le principali sono in Afganistan, Iraq, Libano, Libia, Kosovo, Somalia, nel Mediterraneo. 6.290 soldati italiani sono sui diversi teatri di guerra.
L’impegno più importante è sul fronte interno con l’operazione “Strade sicure”, che impiega 7.000 soldati.
In questi anni lungo i confini d’Italia si sta combattendo una guerra feroce contro la gente in viaggio, contro chi fugge conflitti dove le truppe italiane sono in prima fila.

Nelle guerre moderne muoiono più civili che militari. I soldati sono professionisti super addestrati, strumenti costosi e preziosi da preservare, mentre le persone senza divisa diventano obiettivi bellici di primaria importanza in conflitti che giocano la carta del terrore, per piegare la resistenza delle popolazioni che serve sottomettere, per realizzare i propri obiettivi di dominio.
Al riparo delle loro basi, i piloti dei droni, sparano come in un videogioco.

L’Italia è in guerra da decenni ma la chiama pace. È una guerra su più fronti, descritta come intervento umanitario, ma nei fatti è occupazione miliare, bombe, tortura e repressione.
Per trarci in inganno trasformano la guerra in filantropia planetaria, le bombe mezzi di soccorso.

Gli stessi militari delle guerre in Bosnia, Iraq, Afganistan, gli stessi delle torture e degli stupri in Somalia, sono nei CPR, nelle strade delle nostre città, sono in Val Susa, sono nel Mediterraneo e sulle frontiere fatte di nulla, che imprigionano uomini, donne e bambini.
Guerra esterna e guerra interna sono due facce delle stessa medaglia.

In Siria, in Iraq, in Afganistan, in Libia si combatte con armi che spesso sono costruite a due passi dalle nostre case.
Nell’ex stabilimento Fiat di Mirafiori Leonardo costruirà droni da combattimento. Giocattoli costosi che hanno un unico impiego: uccidere.

Torino è uno dei principali centri dell’industria aerospaziale bellica.
L’industria di guerra non va mai in crisi. L’industria bellica italiana fa affari con chiunque.
Il 26 e 27 novembre 2019 si tiene a Torino “Aerospace & defence meeting”, mostra mercato internazionale dell’industria aerospaziale di guerra.
La convention, giunta alla sua settima edizione, ha quest’anno un focus sull’innovazione produttiva, la trasformazione digitale per l’industria aerospaziale 4.0.
Ci saranno 6.500 incontri bilaterali, 900 partecipanti, i rappresentanti di 26 paesi.
Un’occasione per valorizzare le eccellenze del made in Italy nel settore armiero, in testa il colosso Leonardo, con un focus sulle aziende piemontesi leader nel settore: Thales Alenia Space, Avio Aero, UTC Aerospace Systems. Tra gli sponsor, oltre a Leonardo, ci sono la Regione Piemonte e la Camera di Commercio.

L’Aerospace and defence meeting è un evento semi clandestino, chiuso, dove si giocano partite mortali per milioni di persone in ogni dove.
La rivolta morale non basta a fermare la guerra, se non sa farsi resistenza concreta.

Possiamo gettare un granello di sabbia per incepparne il meccanismo, per impedire che il business di morte celebri i suoi riti nell’indifferenza dei più.

Per fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi, partendo dalle nostre città, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, basi militari, aeroporti, fabbriche d’armi, uomini armati che pattugliano le strade.

Dal 16 al 27 novembre, dieci giorni di informazione e lotta contro i mercanti di morte!”


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