Lipsia, in 500 contro la deportazione di un migrante: “state rapendo il nostro vicino”

Scritto dasu 11 Gennaio 2020

La notte del 7 luglio 2019 circa 500 manifestanti hanno bloccato un’auto della polizia e barricato con i mobili una strada di Lipsia, vicino ad Eisenbahnstrasse, nel tentativo di impedire la deportazione di un uomo curdo di origine siriana. Mentre la polizia caricava violentemente il rassemblamento spontaneo, si alzava la rabbia dei manifestanti che rispondevano con il lancio di sanpietrini e bottiglie al grido di: “state rapendo il nostro vicino”.

Nel corso della manifestazione, che non ha potuto impedire la deportazione dell’uomo, tre persone sono state arrestate con l’accusa di disturbo della quiete, minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Una di esse permane tutt’ora in custodia in carcere. La prima udienza del processo si è tenuta lunedì scorso e la situazione appare tutt’altro che rosea: il sistema egemonico cittadino, che vede una solida alleanza tra milieu dell’estrema destra, polizia e governo locale, non si accontenterà di nulla meno che una condanna.

Nel contesto di Lipsia, questa commistione di interessi favorisce una sempre maggiore agibilità di gruppi neo-nazi e fascisti e sta alla base della legittimazione istituzionale e sociale di un ordinario clima di violenza contro persone migranti e militanti.

Ne abbiamo parlato con Anna, del collettivo CopWatch Lipsia:


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