2019: moltiplicati gli episodi jihadisti nel Sahel

Scritto dasu 6 Febbraio 2020

Eserciti di ogni tipo, civili armati per legge in Burkina (gruppi di autodifesa nati come tutela dell’ambiente e poi diventati sostituti di autorità poliziesca e militare, molto simili a quelli che operano in Mexico contro i cartelli), missione Barkhane francese (incapace di risolvere la questione perché l’approccio non può comprendere nemmeno i segnali provenienti dal territorio, se non con l’odierno invio di nuovi 600 militari), minore coinvolgimento americano (e conseguente accentuazione di traffico di armi leggere), sfollati a milioni, migliaia di episodi di violenza jihadista e condizioni che lo esasperano (comprese quelle truppe paramilitari burkinabé che accentuano dissapori tra nomadi e stanziali); tutto converge in un califfato nero in fieri, per ora diviso in molti gruppi, nessuno dei quali probabilmente può prendere il controllo, diventandone il fulcro, alimentato dalle condizioni in cui si vive; ma anche i comitati di autodifesa sono pericolosi gruppi etnici (peule?) che si propongono come stato nello stato, fucine di combattenti mercenari pronti a tutto per le condizioni in cui si vive in Burkina o sulle coste del lago Ciad. E i primi proclami di adesione al Califfato sono stati registrati.

E tutti questi traffici (con l’esempio di Agadez, centro nevralgico di ogni merce) finiranno con l’adottare la nuova moneta Eco, collegata allo yuan, visti gli interessi cinesi nell’area, o alla valuta europea dei francesi, come sostituto del Franc Cfa? Si conierà mai? e con quali partecipanti e sponsor? e quali mercati saranno interessati?

Abbiamo cercato di fotografare il momento, le fazioni, le organizzazioni, i loro finanziamenti e gli eserciti impegnati; i commerci, i cambiamenti climatici, gli spostamenti di massa e gli esodi forzati; le molte trasformazioni dell’area del Sahel con Marco Cochi, docente ed esperto africanista, curatore del sito AfroFocus:

Cochi Sahel


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