La battaglia sulla prescrizione. Una giustizia di classe

Scritto dasu 11 Febbraio 2020

Continua lo scontro sulla prescrizione nella maggioranza di governo, ma di fatto da tempo sono state erose le esili garanzie offerte alla difesa di chi si trova imbrigliato nelle maglie della repressione statale. Al di là dello scontro tra le forze di governo, di che cosa si sta esattamente parlando?

Nl 2017 con la riforma Orlando si è già intervenuti sulla prescrizione prevedendo che dopo la senza di primo grado e di appello si è imposto un prolungamento di trentasei mesi, tre anni, dei termini di prescrizione, che erano già alti.

Oramai è sempre più difficile arrivare alla prescrizione, sopratutto per i reati inerenti le mobilitazioni sociali.

Ora c’è chi vorrebbe cancellare del tutto la prescrizione dopo la sentenza di primo grado: tenere sotto scacco per anni, decenni, gli imputati. Con il prolungamento indefinito dei tempi dei processi si permette di tenere sotto pressione indefinita gli imputati e di trasformare il processo in sé in una pena. Spesso reati per cui si viene condannati in primo e secondo grado decadono in terzo grado, ma intanto si dovrebbe vivere per anni, o decenni, sotto la spada di Damocle di una condanna ad anni e anni di reclusione magari per avere partecipato a una manifestazione un po’ vivace.

La giustizia condanna alle pene detentive i proveri, persone che potrebbero beneficiare a misure alternative, ma che non possono farlo, vuoi per mancanza di sostegno economico, vuoi perché impossibilitate a dotarsi di una difesa efficace.

Il clima di giustizialismo diffuso, esemplificato da ministri come Bonafede o procuratori come Gratteri o Davigo, propugnatori di una versione sempre più inquisitoria della giustizia e dello spostamento dell’onere della prova dall’accusa alla difesa, le proposte di bloccare la possibilità di appello per i condannati, di limitare il contraddittorio per la difesa, sono ancora più gravi delle proposte di riforma della prescrizione.

C’è chi vorrebbe trasformare il processo da accusatorio e oratorio, in cui la prova si forma nel dibattimento, a un processo inquisitorio in cui si considerano direttamente gli incartamenti presentati dagli inquirenti.

Una giustizia sempre più di classe, insomma.

Ascolta la diretta con Eugenio Losco, avvocato che spesso ha difeso accusati di reati politici

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