In Ecuador la nuova pandemia si interseca con vecchie disuguaglianze e lotte

Scritto dasu 9 Aprile 2020

E’ di ieri la notizia che l’ex presidente dell’Ecuador Rafael Correa, al potere dal 2007 al 2017, è stato condannato in primo grado a otto anni di prigione per corruzione e altre diciassette persone, tra cui l’ex vicepresidente Jorge Glas, sono state condannate alla stessa pena. Si tratta di una sentenza farsa, dal momento che Correa nel frattempo è riparato in Belgio. Ben più reale è l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus, che sta duramente colpendo i territori. L’epicentro del contagio è a Guayaquil, dove i cadaveri non vengono ritirati e la popolazione è costretta a trascinarli fuori dalle case per paura del contagio, mentre a chi è vivo e povero non si fanno i tamponi, perché il sistema sanitario è analogo a quello statunitense e la sanità pubblica ha pochissime risorse.

Quali sono le caratteristiche socio-economiche della regione del Guyas, dove si trova Guayaquil?  Come stanno vivendo la situazione le popolazioni indigene, sterminate nella storia da virus come il vaiolo, il morbillo e l’influenza e ora colpite da questa nuova pandemia? Cosa sta succedendo rispetto al debito che lo stato sta continuando a pagare al FMI? Mentre nel resto del mondo si parla del rischio collasso della rete internet, in Ecuador si affronta il problema dell’accesso all’acqua, piuttosto che dell’assenza di rete elettrica: quali sono le risposte che la popolazione sta cercando in autonomia rispetto alla scontata inaffidabilità del governo?

Questa mattina ne abbiamo parlato con Francesco:


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