Iraq – punti di non ritorno

Scritto dasu 8 Maggio 2020

Dal primo ottobre il clima in Iraq si è fatto ancora più teso, tensioni che neanche l’emergenza coronavirus è riuscita in a stemperare. Dall’anno scorso migliaia e migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro un sistema politico basato sul confessionalismo e sotto la tutela delle forze di occupazione americane.

Con la crisi aggravata dal collo del prezzo del greggio, le entrate dello stato dimezzate, l’epidemia di coronavirus e l’Isis pronto a rialzare la testa il paese è a un punto di non ritorno. Ma le proteste che non hanno riguardato esclusivamente lo stato di Baghdad ma si sono estese anche nei territori del Libano e dell’Iran. Mobilitazioni che presentano tratti comuni e per la prima volta non sono dettate da tendenze religiose o settarie, ma che si scagliano contro le condizioni di vita, un tasso di povertà sempre più alto, la corruzione della classe dirigente, l’inadeguatezza dei servizi pubblici.

I numeri sono spaventosi. Si parla di oltre 600 morti dall’inzio delle proteste e quasi 30000 feriti, tra cui si contano innumerevoli mutilazioni.

A partire da uno speciale di Nena-news, abbiamo provato a tracciare un quadro degli ultimi avvenimenti a Baghdad e nelle principali città irachene, dopo il cambio al vertice e la nomina a nuovo premiere di Mustafa al-Khadimi, ex capo dei Servizi e dichiarato filostatunitense visto anche il suo lungo esilio in suolo americano.

Ne abbiamo discusso con l’autrice Valeria Poletti, ricercatrice indipendente e collaboratrice di diverse testate giornalistiche sia online che a mezzo stampa.

scarica audio ValeriaPoletti-Thawra


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