Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema – Microfoni aperti 25/05

Scritto dasu 25 Maggio 2020

non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema: questo slogan ci ha accompagnato durante i mesi di lockdown.
Ora, con la riapertura di molte attività commerciali, il ritorno a ritmi di consumo, il rispristino della libera circolazione senza autocertificazione, tutto sembra avviarsi nella direzione della ripresa di quella normalità capitalistica.

Lunedì 25 maggio, a microfoni aperti, ci siamo confrontatx su alcune domande partendo dalle esperienze di lotta messe in campo nelle ultime settimane:
E’ possibile impedire, sabotare, la ripresa della Fase 2?
Come possiamo continuare a lottare contro lo sfruttamento, l’oppressione, e oggi anche le conseguenze sociali della pandemia?
E quali sono le possibili pratiche da mettere in campo per lottare curandoci della nostra salute e di quella degli altrx?

In un primo momento si è parlato dell’ambito scolastico, partendo dalle mobilitazioni che nel fine settimana hanno visto scendere in piazza in 19 città insegnanti, precarx, studentx, genitori e bambinx, al grido “la scuola a distanza è la scuola d’emergenza“. La richiesta è di riprendere le lezioni in presenza, potenziando l’istruzione pubblica con più spazi, più docenti non precari e fine delle classi pollaio:

 

Ci siamo poi spostati in quel di Milano, per ascoltare dalla voce di una compagna le pratiche di lotta contro gli sgomberi messe in campo in alcuni quartieri dove si trovano case popolari occupate, tra cui il Corvetto:

 

Un’ascoltatrice rileva in diverse risse in strada o nelle liti tra persone in coda che si moltiplicano a Torino e non solo in questa Fase 2, i germi della guerra civile, intesa come manifestazione di movimenti intestini e di conflitto anomici:

 

Abbiamo poi dato spazio ad un lungo intervento da Napoli, dove sabato c’è stata una manifestazione di centinaia di disoccupatx, licenziatx e precarx che al grido “la crisi è vostra, noi non la pagheremo” si sono presi le strade resistendo alle cariche della polizia in anti-sommossa:

 

A proposito di repressione, per continuare a lottare al fianco di tutti i/le detenutx e i/le ribellx, questo fine settimana sono stati indetti presidi sotto le mura delle carceri dove si trovano i compagni arrestati per l’operazione “Ritrovo”, tramite cui la procura sta portando avanti la criminalizzazione dell’opposizione politica e della solidarietà, mentre il 30 maggio è previsto un corteo comunicativo a Bologna:

 

Infine, i dispositivi di distanziamento, farlocchi o impositivi, dai mezzi pubblici, al plexiglass, alle mascherine in fabbrica, fino ai nuovi dispositivi per le città, sono centrali per la ripresa della normalità capitalistica.
Quali sono i dispositivi concretamente utilizzati per irregimentare la ripresa dei flussi, sui mezzi di trasporti, nei luoghi di lavoro, nelle strade?

Gli interventi hanno spaziato dai dispositivi presenti nei luoghi di sfruttamento padronale all’ultima trovata degli “assistenti civici” da reclutare tra le file della manodopera di riserva, tanto per reprimere la violazione del distanziamento, quanto per sedare sul nascere qualunque forma di conflittualità possa nascere dalle reti di mutuo soccorso e solidarietà dal basso nate nelle settimane di lockdown:

 

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