Ordine pubblico / ordine bellico

Scritto dasu 4 Giugno 2020

Allucinati dagli insistenti tentativi di modulare il dibattito sulle cosiddette “mele marce”, eccezioni che confermerebbero la bontà del sistema, abbiamo voluto soffermarci sulla natura strutturale della violenza delle cd. forze dell’ordine nei contesti metropolitani, negli Stati Uniti come altrove.
Abbiamo quindi cercato di ricostruire i recenti sviluppi delle tecniche di controguerriglia, che, a partire dalla congiuntura della guerra fredda, passando attraverso le politiche imperiali statunitensi (211 interventi delle forze armate degli USA in 67 paesi dal 1945), sono state poi trasferite nella gestione degli spazi urbani, adattando armi e tecniche, originariamente sviluppate e sperimentate in contesti bellici esterni allo Stato, al mantenimento delle gerarchie razziali e di classe interne, funzionali all’ordine capitalistico esistente.
Ci sembra di individuare uno snodo importante in seguito all’11 settembre, con l’avvento della “guerra al terrorismo”: a pochi mesi dagli attentati, i rappresentanti delle forze dell’ordine statunitensi si sono recati per le loro prime lezioni ufficiali di addestramento in Israele, fucina delle pratiche contemporanee di controguerriglia. Che cosa comportavano questi addestramenti e che cosa si è inteso per anti-terrorismo?
Queste tecniche e strategie sono infatti confluite nell’odierna guerra urbana, per definizione “asimmetrica”, che vede contrapporsi forze poliziesche strutturalmente addestrate a una violenza razziale e classista ad un soggetto opaco e indefinito, che travalica i confini del colore e della classe diventando così nemico pubblico, di cui plasmare di volta in volta la fisionomia.

Ascolta la diretta con Antonio Mazzeo, antimilitarista:

 


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