Il caffè turco con Murat: lo strozzamento dei social e l’internazionalismo caucasico

Scritto dasu 10 Ottobre 2020

Stavolta con Murat cominciamo da un rap che risale alla rivolta di Gezi Park, dove i social furono essenziali per chiamare in piazza Taksim e cerchiamo quindi di capire in che modo si può guarire dal condizionamento dei social: semplicemente potendo contare su una banda ridottissima a disposizione di quei social che non pongono sedi in Turchia, oppure si reclutano eserciti di troll.

Il problema legato ai social viene direttamente dalla lesa maestà nei confronti della figlia di Erdoğan, bullizzata a giugno, e lo stesso reato di scarsa condiscendenza verso uno stato fratello è stato applicato a chi ha avuto l’improntitudine di minimizzare l’importanza della nazione azera e questo ha introdotto l’altro argomento della settimana: lo scontro in Caucaso tra uguali ma contrapposti amor di patria; noi abbiamo preferito le posizioni di giovani compagni che non si sentono più azeri o più armeni e non intendono spararsi addosso. Questo ritorno all’antico internazionalismo rievocativo della Prima guerra mondiale fa il paio con lo spettro dell’eccidio armeno di un secolo fa, tanto citato in questo frangente che vede l’attivismo turco imperversare e gli armeni sui teleschermi impauriti dalla strapotenza azera

Ecco il sottile percorso che ci ha condotto dai social di Gezi alle cantine bombardate di Stepanakert

E infine il caffè salato della domanda di fidanzamento patriarcale… da ultimo un ricordo personale di Murat: la sua prima diretta in rbo a proposito di Pinar Selek


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