Milano. L’infermiere sul tetto

Scritto dasu 24 Novembre 2020

Negli ospedali S. Carlo e S. Paolo. 50 medici anestesisti e rianimatori hanno scritto alla direzione per denunciare, per l’ennesima volta, l’impossibilità di curare tutti i pazienti e la necessità intollerabile di scegliere chi salvare e chi no.
La lettera, divulgata dai media, ha scatenato la reazione del direttore generale Stocco che nega le proprie responsabilità, ha silurato la primaria del Pronto Soccorso e minaccia i firmatari della lettera.
Dall’11 novembre l’USI Sanità ha proclamato l’agitazione permanente. Un infermiere è salito sul tetto issando uno striscione “né vigliacchi né eroi – personale in stato di agitazione”.
Il 14 dicembre è stato proclamato sciopero.
Ne abbiamo parlato con Gianni Santinelli dell’USI Sanità

Ascolta la diretta:

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Di seguito il testo integrale della lettera dei sanitari San Paolo / San Carlo

Egregi Direttori,
come Professionisti impegnati nella gestione dell’emergenza Covid (emergenza prevista, attesa e che, ciononostante, vede la nostra struttura largamente impreparata), Vi scriviamo per esprimere la nostra grande preoccupazione per la situazione che si è creata in ospedale e il nostro fermo dissenso verso una politica che ci impedisce di esercitare la nostra professione in scienza e coscienza, soprattutto a causa della carenza di mezzi tecnici e umani indispensabili nel frangente in cui ci troviamo ad operare.

Ci riferiamo innanzitutto alla drammatica, e purtroppo ben nota, carenza di posti letto, non solo in terapia intensiva, ma anche nei reparti di degenza ordinaria e nei reparti con possibilità di monitoraggio, dove ricoverare pazienti candidati a trattamenti subintensivi, indispensabili per la cura di gran parte dei pazienti Covid. Prevedendo opportune implementazioni tecniche e la presenza di un adeguato numero di Professionisti, formati secondo standard internazionalmente validi e riconosciuti, molti pazienti affetti da polmonite da covid, in particolare quelli non candidabili a terapia intensiva, potrebbero essere adeguatamente trattati anche in aree di degenza medica, come avviene in molti altri ospedali.

Ci riferiamo, ancor di più, alla gravissima e ampia insufficienza numerica, nota ben prima della pandemia, di personale medico, infermieristico e ausiliario, specialmente di area critica, neppure lontanamente colmata da personale assunto ad hoc, introdotto in reparti altamente specializzati con una formazione sempre più spesso frettolosa e sommaria.

Purtroppo, in assenza di queste risorse critiche, ci vediamo costretti a operare scelte relative alla possibilità di accesso alle cure, che non sono né clinicamente né eticamente tollerabili. Contro la nostra volontà e, soprattutto, contro la nostra coscienza umana e professionale, ci vediamo forzati a dilazionare l’accesso a terapie e tecniche potenzialmente curative (intubazione orotracheale e ventilazione non invasiva) e non poter trattare tempestivamente, con adeguata assistenza e in ambiente appropriato tutti i pazienti che ne potrebbero beneficiare.

Di queste “scelte”, anche se dettate da decisioni politiche apicali miopi, noi avvertiamo il peso; di queste responsabilità morali, di nuovo, noi avvertiamo il peso. Scelte di chi avrebbe potuto decidere, e non ha deciso per tempo, anzi, con dovuto anticipo, di riorganizzare, di richiamare più personale formato, di aprire più posti letto monitorati per pazienti affetti da covid.

Con grande fatica cerchiamo, tuttavia, di offrire i migliori trattamenti a tutti i nostri pazienti, qualunque sia la loro gravità, gestendo per molti giorni in Pronto Soccorso il maggior numero possibile di pazienti, finché non riusciamo a offrire loro un posto letto. E anche quando non siamo in grado di guarire, cerchiamo energie e risorse per garantire sollievo e dignità nelle fasi finali della malattia, tanto nei reparti quanto sulle barelle del PS.

Ci sentiamo abbandonati nella cura dei nostri malati e non percepiamo né una radicale presa di posizione a loro favore, né alcuna tutela nei nostri confronti da parte dei vertici aziendali.

Chiediamo più attenzione alle necessità di ricovero urgente dei pazienti critici e una maggiore tutela qualora ci vedessimo costretti ad operare scelte dettate da condizioni che trascendono la cura dei malati stessi.

Chiediamo, inoltre, un’urgente e sostanziale implementazione dell’organico di Pronto Soccorso e dei reparti di Area Critica, che da troppo tempo lavorano in condizioni di costante sovraccarico, ulteriormente aggravato dall’attuale emergenza.

Chiediamo, infine, più attenzione alle esigenze di cura e di ricovero per tutti i pazienti che accompagniamo nelle fasi ultime di malattia e che hanno diritto di ricevere una ancor più doverosa e dignitosa assistenza nel fine vita.

Speriamo che questa lettera riceva la dovuta attenzione e smuova un sistema di emergenza sanitaria intra ospedaliera che sta collassando e che sta determinando gravi ripercussioni per i pazienti e per noi operatori.

Per parte nostra non siamo disponibili a fare da sponda a carenze tecniche e di organico che sono note da tempo e che abbiamo denunciato. Ogni scelta dettata non da necessità cliniche, ma da carenze di sistema (mancanza di posti letto, mancanza di presidi, carenza di assistenza ai pazienti per mancanza di personale), e che pertanto si contrappone alla nostra volontà di operare sempre secondo scienza e coscienza, non verrà in alcun modo avallata.


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