Milano. Se chiedi sicurezza, ti licenziano

Scritto dasu 23 Marzo 2021

Paolo lavora da circa un anno alla Teamware, un’impresa metalmeccanica con 35 dipendenti. Nella storia trentennale della ditta è “il primo lavoratore iscritto a un sindacato”, la Cub. E denuncia di essere stato preso di mira per la sua scelta di campo, e per le richieste nero su bianco di verificare le condizioni di sicurezza sul luogo di lavoro.
Paolo, lavoratore alla TeamWare rischia il licenziamento per essersi battuto contro lo sfruttamento e la cancellazione di ogni forma di tutela della salute, sicurezza e dignità in fabbrica.
TeamWare ha preparato, mossa dopo mossa, il percorso per sbarazzarsi di un lavoratore attivo nelle lotte. Con la complicità dei capi, hanno moltiplicato le contestazioni disciplinari.
Racconta Paolo: “Ero preoccupato per la mia salute e per quella dei miei colleghi, sono stato preso di mira solo per aver chiesto al medico aziendale delucidazioni sui protocolli di sicurezza in azienda a seguito di alcuni casi di Covid-19”.
“Alcuni sono rimasti contagiati e io lo scorso dicembre mi sono fatto avanti cercando di avere informazioni su tracciamento, sanificazioni, tamponi e protocolli anti-Covid”. La ditta ha replicato demansionandolo: lo hanno spostato dall’area collaudo a quella di assemblaggio e montaggio dell’azienda che lavora per grossi gruppi energetici.
Successivamente gli è arrivata una lettera di contestazione motivata da “negligenza nel montaggio di alcuni pezzi”, seguita dalla sanzione disciplinare di tre giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio. Infine è stato accusato di aver violato le norme di riservatezza aziendali per aver pubblicato sul suo profilo LinkedIn la foto di un generatore di corrente per le prove di collaudo, nella quale in realtà non si vede alcun dettaglio.
Paolo è stato sospeso dal lavoro perché, secondo l’azienda la sua pubblica denuncia della mancanza di tutela della salute dei lavoratori di TeamWare costituirebbe infedeltà verso i propri padroni.
A quanto pare chi è fedele agli interessi dei propri compagni di lavoro non può lavorare per ReamWare.
Questa mossa della ditta parrebbe essere l’anticamera del licenziamento.
Il 14 marzo di fronte alla sede della TeamWare in via Pindaro c’è stato un presidio solidale con Paolo.
Di questa vicenda, tipica dei tempi che viviamo, ha parlato lo stesso Paolo.

Ascolta la diretta:

Aggiornamento al 34 marzo. Il giorno dopo questa diretta Paolo ha ricevuto la lettera di licenziamento.


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