Covid 19, meno tamponi meno problemi – VOCI DALL’ANTROPOCENE #18 – 06/04/20

La situazione nella nostra regione è particolarmente critica in questi giorni. I decessi sono ormai quasi 1200 e con oltre 12.000 casi accertati siamo la terza regione più colpita dopo Lombardia ed Emilia, per quanto questa evidenza non imprima una particolare energia nell’esecuzione dei cosiddetti tamponi che apprendiamo essere, per varie ragioni, una misura ben più rara di quanto sembrano consigliare medici e scienziati o suggerire i politici impegnati a rassicurarci.

E’ chiaro a tutti che il tampone è il vero sigillo apposto alla certificazione di una malattia. I casi certificati sono quelli in grado di attivare determinati protocolli, chiudere strutture, aziende, uffici e guidare ovviamente le previsioni e le azioni delle task force circa la durata e l’intensità della quarantena generalizzata.

Lentamente ma subdolamente il dibattito si sposta dall’opportunità dell’implementazione dei tamponi (è il Veneto del virologo Crisanti a trainare il ranking italiano) all’importanza della ricerca dei titoli anticorpali che diano finalmente un’indicazione su chi può tornare al lavoro e nel mentre, veniamo investiti dalle conseguenze di scelte scellerate che sono causa di vere e proprie cataste di morti tra i vecchi delle RSA. Dalle provincie lombarde arrivano notizie devastanti e il fenomeno sembra esteso a molte strutture del Paese: migliaia di anziani sacrificati nella prima fase dell’emergenza e personale ospedaliero, veicolo formidabile di contagio, che ottiene il tampone solo nel momento del temuto ricovero. Questo si ripete con forza maggiore tra i comuni cittadini mentre abbiamo capito dai casi emersi di politici e calciatori che esiste un mondo di privilegiati dove si ottiene il tampone anche se si è asintomatici.

La puntata di oggi, grazie alla testimonianza di un giovane infermiere colpito dal virus, ci racconta una delle molte cliniche convenzionate della provincia di Torino, dove le protezioni sono state adeguate nell’ultima settimana e dove l’approccio negazionista della direzione ha causato uno stillicidio di casi. E dove, naturalmente, non si effettuano tamponi. La seconda testimonianza ci porterà in un dormitorio di Torino che, come potete immaginare, è luogo in cui la prevenzione non esiste per nessuno ed una soluzione adeguata non è considerato prioritario.

La gestione dell’emergenza non ha avuto solo errori ma anche problematiche scientemente scaricate dall’alto (dirigenti politici e manager)  verso il basso (lavoratori nell’emergenza, marginali, detenuti, vecchi) e gli effetti, annunciati dalle rivolte carcerarie, sono soprattutto morti e contagi che si potevano evitare. E’ in questa cornice, come ci racconterà Nursing Up, sindacato degli infermieri, che vanno interpretati gli emendamenti che da destra a sinistra cercano di creare uno scudo penale per i tanti responsabili ai posti di comando con il pretesto di proteggere gli infermieri e i medici dalle denunce dei privati cittadini.

 




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