Epidemia e quarantene – Voci dall’Antropocene #14 – 09/03/20

Ancora una puntata di Voci dall’Antropocene che resta impigliata nelle cronache dell’epidemia e dall’epidemia. Ovunque sono visibili gli effetti delle quarantene imposte a autoimposte in forme più o meno rigide. Ovunque si avverte l’ansia del contagio. Siamo sicuri che questa epidemia che ha momentaneamente rotto il continuum della normalità capitalista produrrà i suoi effetti a lungo nelle nostre società e nell’immagine che riflettono di sé.
L’epidemia sconquassa e disintegra molteplici aspetti della nostra quotidianità ma non solo. Aggredisce al cuore il massimo principio ordinatore delle nostre organizzazioni sociali: la razionalità economica. Così, mentre in Gran Bretagna e U.S.A. sembra prevalere il “busisness as usual”, e mentre la Germania e la Francia cercano una loro via (per esempio distinguendo tra “morti per” il corona virus e “morti con” il corona virus), l’Italia cerca di ripercorrere la via “cinese” della guerra senza quartiere al virus, dove la politica, scusate il bisticcio, cerca di rimettere il politico al comando. E’ utile notare che la statistica in questo momento fornisce risposte tutt’altro che univoche rispetto all’inquadramento dell’epidemia dentro tassi attendibili di mortalità e morbilità. Un virus che colpisce nel 60% dei casi o più lasciando totalmente asintomatici, non può essere una catastrofe in sé. La Corea del Sud, che ha effettuato più tamponi di tutti, stima la mortalità intorno allo 0,6%. Eppure non c’è dubbio che qualche migliaio di pazienti i quali all’improvviso necessitano della terapia intensiva, sono in grado di esercitare una pressione esiziale anche sopra un sistema sanitario come il nostro che, nonostante le ondate di privatizzazioni crescenti (che hanno interessato in verità quasi tutto l’Occidente) mantiene un’erogazione (almeno formalmente) universale. Le strutture delle aree più interessate dal contagio, in particolare della Lombardia, sono già allo stremo. E lo sforzo maggiore ricade ovviamente sugli operatori e le tantissime operatrici del comparto, una delle quali dà voce, nel corso della puntata, allo sforzo enorme di cui questi lavoratori si stanno facendo carico. Esplodono contemporaneamente le carceri di tutta Italia, perché non ci sono momenti più efficaci di quelli estremi nel mettere a nudo i meccanismi che regolano le nostre società. Ci attende un futuro di catastrofi? Stiamo abitando una catastrofe? Come si organizza una società quando l’economia si inceppa? Le risposte della ragione economica sono sempre state false ma oggi il re appare sempre un po’ più nudo.




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