Il Pianeta degli Umani (confusi?) – VOCI DALL’ANTROPOCENE #25 – 25/05/20

Questa settimana Voci dall’Antropocene si prende una pausa dalla riflessione sull’evento pandemico per tornare in maniera più specifica sui temi che di questa trasmissione sono l’oggetto privilegiato, per quanto – a noi è ben chiaro! – l’irruzione del Covid 19 sia a tutti gli effetti prodotto antropocenico per eccellenza. (O meglio, di quel peculiare e totalizzante sistema di organizzare la vita su questo pianeta che prende il nome capitalismo, oggi esasperato dalle sue tarde/declinanti versioni finanziaro-estrattiviste).

L’occasione ci è fornita dall’uscita, in piena pandemia e fruibile gratuitamente su YouTube, del documentario “Planet of the Humans” realizzato dall’attivista e documentarista Jeff Gibbs con la produzione del ben più noto Michael Moore. Totalizzando 7 milioni di visite nella prima settimana il film è stato però bersagliato da una sequela di infastidite critiche da una parte del movimento ambientalista statunitense. Diviso in due parti, conduce dapprima un esame duro e senza sconti ai fautori della “soluzione (illusione) verde”, sintetizzata nella proposizione delle rinnovabili come panacea di tutti i mali: solare, eolico e (soprattutto) biomasse; mostrando come dietro ci sia sempre una filiera di produzione dell’energia che del fossile (e altre devastazioni) non fanno a meno. Nella seconda parte il film-pamphlet (secondo i più abusati stilemi à la Moore) si concentra sugli imbarazzanti legami che le organizzazioni ambientaliste mainstream hanno con corporation di ogni sorta, passando in rassegna alcune figure decisamente ambigue: McKibben, Kennedy Jr. e Al Gore tra le altre.

Con Maura Beneggiamo, del gruppo POE (Politics Ontology Ecology) e ricercatrice all’Università di Trieste analizziamo il film a partire dalle critiche mossegli oltreoceano: 1) basarsi su documenti non aggiornati al punto da apparire già “vecchio” rispetto allo sviluppo delle tecnologie verdi attuali; 2) fare un favore a Trump e alla Destra “fossile” perché si fa passare un messaggio univoco sull’inutilità della ricerca sulle rinnovabili e 3) proporre un discorso sostanzialmente pessimista e senza vie d’uscita. Se è vero che nel contesto statunitense attuale il rischio di un utilizzo a contrario delle tesi del film sia concreto e problematico, questo non può comunque celare le necessità di far luce e sottoporre al vaglio le pericolose relazioni di una parte dell’ampio e stratificato mondo dell’ambientalismo nordamericano.

Con la nostra ospite ci è però sembrato che i veri limiti del film siano piuttosto da ricercare nel mancato accenno alle esperienze più radicali e in ampliamento dell’attivismo di base, con una rappresentazione riduzionista che ipostatizza il movimento ambientalista (esso stesso non un soggetto univoco quanto un campo di battaglia) nella sua versione istituzionalizzata e, questa sì, compromessa (non da oggi – si veda a tal proposito il non recentissimo “Una rivoluzione ci salverà” di Naomi Klein). Altra pecca (ritornello tipico della narrazione antropocenica): insistere in maniera anche qui univoca sul problema della sovrappopolazione come causa effettiva del radicale peggioramento delle condizioni di possibilità della riproduzione della vita sul pianeta.

Dove il film ci sembra invece colpire nel segno e far (a ragione) male – caratteristica manchevolmente non colta dai “critici” statunitensi – è la spietata critica di ogni illusione tecnologica “verde”, “sostenibile”, “rinnovabile”, “pulita” dentro il capitalismo. Il messaggio più profondo del documentario ci sembra in fondo essere questo: fin quando la ricerca di una soluzione – che dovrà essere al contempo tecnica, sociale, politica, finanche “economica” – non sarà disgiunta dalla dipendenza tossica dalle pretese ragioni naturali del profitto, non ci sarà svolta ecologica che tenga. Ed è per questo che, nonostante tutti i suoi limiti, il film merita di essere visto e discusso, soprattutto tra i partecipanti dei nuovi movimenti ambientalisti, Friday, for Future, Extinction Rebellion e dintorni.

Nella seconda parte della trasmissione, la IV puntata della Storia del Servizio Sanitario Nazionale a cura di Maurizio Piancetti.

Buon ascolto!

 

 

Qui “Planet of the Humans” sottotitolato in italiano:

versione sottotitolata in italiano




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