MIGRANTI CLIMATICI -VOCI DALL’ANTROPOCENE #12 – 17/02/20

Secondo diversi studi i cambiamenti climatici in atto  provocheranno entro il 2050 migrazioni di 250 milioni di persone. Già ad oggi l’ONU calcola che circa 6 milioni di persone ogni anno diventino profughi ambientali.

L’impatto del mutamento climatico provocherà, tra le altre cose, un innalzamento del livello del mare e mareggiate sempre più frequenti e violente, ripercuotendosi sulla disponibilità di acqua per uso umano e agricolo. Reggeranno le infrastrutture – politiche e non solo – delle aree più colpite all’incremento della migrazione interna che toccherà il 2,8% della popolazione? In Bangladesh questo fenomeno migratorio è già evidente, così come in Kenia a causa della scarsità idrica. Non è difficile immaginare, dato quanto abbiamo sotto gli occhi, come si ripercuoterebbero queste nuove pressioni sui ceti popolari di gran parte d’Europa, stremati da ulteriori decenni di stagnazione e recessioni e definitivamente avvelenati dalla competizione tra vecchi residenti e nuovi arrivati… Grandi movimenti di popolazione in mezzo mondo sono in atto anche a causa del sistema delle grandi opere: dighe, miniere, progetti di deforestazione. Spesso questi profughi interni sono spinti alla fuga dalla violenza dello stato o delle bande paramilitari. Spesso questi fenomeni sono alla base della crescita smisurata delle megalopoli del Sud globale.

A seguire un prezioso contributo su questi temi, raccolto durante una conferenza a Torino, di Marika Di Pierri, storica attivista di A Sud.

 




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