TIRA UNA BRUTTA ARIA – VOCI DALL’ANTROPOCENE #8 – 13/01/20

Questa puntata di Voci dall’Antropocene si è concentrata su due fenomeni che dalla scala locale a quella globale, testimoniano tragicamente gli effetti ben concreti e misurabili del cambiamento (o meglio surriscaldamento) climatico in atto: l’ormai consueto appuntamento invernale padano con l’ispessimento della presenza di polveri Pm10 nell’aria e l’inarrestabile propagarsi, da oltre tre mesi, di incendi su ampia parte del territorio australiano con conseguenze nefaste per gli esseri viventi di ogni specie.

Gli interlocutori che abbiamo raggiunto sono ricercatori e specialisti improntati al più rigoroso metodo scientifico, ben lontani dai toni semplicistici che accompagnano tante prese di parola sui disastri in corso. Resta comunque evidente, qualunque sia la precisione e cautela che si voglia mettere avanti,che sul banco degli accusati non può che esserci il riscaldamento globale che amplifica scala e intensità di fenomeni, di per sé non nuovi, che nelle inedite dimensioni dovute al caldo e alla siccità, con temperature in continuo aumento e piogge dimezzate, eccedono la norma causando impatti ecologici di proporzioni ragguardevoli.

Sul peggioramento delle condizioni dell’aria nella pianura Padana e in particolare nell’area torinese abbiamo contattato il professor Giuseppe Costa epidemiologo di fama, ordinario di Igiene presso L’Università di Torino che nella sua attività di ricerca si occupa delle determinanti sociali della salute e delle possibilità di accesso alle cure.

Sul flagello australiano abbiamo invece ospitato il contributo di Giorgio Vacchiano, ricercatore che si occupa di pianificazione forestale e che ha scritto la scorsa settimana un post su Facebook sulla natura degli incendi che stanno martoriando l’Australia, ripreso da molte testate giornalistiche

In apertura di trasmissione due montaggi audio dal corteo torinese di sabato 11 gennaio, in solidarietà con Nicoletta Dosio e gli altri perseguitati NoTav e dal presidio del venerdì di Friday for Future, il cui ultimo appuntamento è stato segnato da una presa di posizione esplicita contro i rischi di una nuova guerra tra Stati Uniti ed Iran,  sottolineando l’impatto ecologico oltreché politico della presenza di numerosi basi Nato ed Usa nel nostro paese.

 




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