Affitti, profitti e incompatibilità

Scritto dasu 19 Novembre 2009

Ci spieghino lor signori Assessori, Tecnici, Governanti, Sindaci.

Ci spieghino “l’incompatibilità” con il progetto di riqualifica dell’area che ora ospita Radio Blackout e la sua Associazione.

Ci spieghino come sia possibile che un progetto di riqualifica sponsorizzato da una privata Associazione umanitaria (2009 – 02539/050 HUB MULTICULTURALE VIA CECCHI – FONDAZIONE VODAFONE ITALIA – FONDAZIONE UMANA MENTE) che si dice operante nel sociale, finanziata da uno dei pilastri della comunicazione sia “incompatibile” con il progetto già esistente, vivo e funzionante, da anni inserito nel contesto urbano, di una radio.

Radio Blackout, una radio no profit, volontaria, autogestita, che non gode né di finanziamenti pubblici né privati, ma vive solo dei propri mezzi, del frutto dell’impegno di chi la radio la forma e la fa giorno per giorno, negli eventi pubblici e non. Una radio che vuole dare voce a tutte le lotte sociali, alle minoranze dimenticate e in lotta, a tutti gli scartati dai media tradizionali, dall’indubbiamente manipolata “informazione pubblica”. Pochi peli sulla lingua, molta sostanza, molto realismo, concretezza e cinismo. Per farla breve, diciamo le cose come stanno, senza intermediazioni, senza editori o spinte e strattoni di alcun tipo.

Ce la spieghino “l’incompatibilità”. C’è già un ossimoro nel negare compatibilità tra un mezzo di comunicazione sociale ed una pioggia di denaro per mano di un grande ente operante nella comunicazione.

Ce la descrivano “l’incompatibilità”. A noi pare evidente: o ci sono altri piani su quest’area e su di noi, oppure l’associazione umanitaria di cui sopra non opera realmente secondo quelle che sono sulla carta le sue etichette, i suoi scopi fintamente sociali che consentono le vittorie dei suoi bandi. Lungi da noi negare quell’elemento di pregio durevole, puro, vitale, privo di spese per l’onesto cittadino, che cambieranno il volto al sociale che saranno questi futuri misteriosi HUB. Come dimenticare del resto il successo incalcolabile e gli infiniti introiti (non solo monetari, quanto più in termini di integrazione e arricchimento culturale e sociale) dei centri TO&TU.

Già, come poter negare. Già. Che fine hanno fatto? Chi se ne è accorto?

Ma non ci preoccupiamo di avere risposte, del resto, la realtà è sempre più opinabile.

Facciamo un breve salto nel passato.

1992, Radio Blackout, 17 anni fa, un appartamento di via S.Anselmo, lo sfratto dal privato possessore, la ricollocazione pubblica (inconciliabile per aspetti formali secondo le leggi vigenti ma voluta dalle istituzioni stesse) in un decadente appartamento in zona Crocetta, via Antinori. Anni di burocrazie e carte, incontri e reali incompatibili proposte (mirabolante il proporci di trasferirci a trasmettere a Moncalieri, fuori dal comune, fuori dalla portata del nostro ripetitore, che opera solo su Torino e cintura, ma che non copre per limiti tecnici la zona sud). Anni di trafile, un debito saldato tramite fideiussioni personali per ottenere l’assegnazione dello stabile di via Cecchi, un prestito collettivo a 4 zeri con garanzie personali per proteggere un’idea e la sua realizzazione.

Infine, nel 2009, siamo “incompatibili” con il sociale.

Incompatibili, lo siamo senza aver mai chiesto una sovvenzione (a differenza di molti altri). Senza aver mai ricevuto soldi pubblici cittadini. Il solo sgravio, quello dell’affitto, ricevuto perché compatibile come realtà secondo quelli che sono i canoni che voi stessi avete stabilito. Senza aver mai chiesto soldi e finanziamenti, con oltre 25.000 euro di spese e ore di lavoro non retribuite per rendere agibile un posto che ammuffiva al disuso, un intero cortile ora in balia a macerie varie e alla ruggine del ferro delle economiche installazioni per le olimpiadi. Uno stabile occupato da uffici non più operativi da anni, occupati da due stanchi impiegati che dormivano alle scrivanie, in attesa di ricollocazione.  Un posto, che abbiamo colorato e attivato, sede viva e vitale di innumerevoli iniziative aperte al pubblico, aperte al quartiere, senza chiedere soldi in cambio.

Ci spieghino se sono i 15.000 euro risparmiati dal nostro affitto non commerciale a renderci “incompatibili”.

Ci spieghino, chi di dovere, l’incompatibilità nostra nei confronti della vostra non-spesa così come ci spieghino, parlando di cifre, dei 400.000 euro stanziati per il capodanno in piazza che non si farà (c’è la crisi), ma sappiamo tutti benissimo che quei maledetti 400 andranno spesi, nel bene e nel male.

Ci spieghino i fondi elargiti a innumerevoli associazioni (cifre che raggiungono i 5 zeri) che nel concreto fatichiamo a vedere come altrettanto vitali e propositive. Qualcuno si accorge di quel che viene fatto a spese di tutti? Non stiamo parlando di cifre da caffè al bar o pacchetti di sigarette e sinceramente, motivarlo con pezzi di carta chiamati “relazioni” che testimoniano un operato che nel concreto non si vede, risulta difficile motivare tali altisonanti cifre.

Ci spieghino come facciano ad esserci praticamente sempre le stesse scintillanti Luci d’Artista e il loro costo si impenni di anno in anno.

Ci spieghino se è lecito nella Torino Medaglia d’Oro alla Resistenza e nell’Italia antifascista e che ripudia il fascismo, assecondare senza colpo ferire, anzi con interesse e “nessun pregiudizio di sorta” la volontà d’assegnazione di spazi sociali per attività culturali e ricreative, ai giovani di destra; quella stessa destra che tranquillamente esprime cultura e sociale nei comizi di Roberto Fiore (per la cronaca, leader di Forza Nuova emanazione presente della Terza Posizione. Qualcuno ricorda la strage di Bologna, i NAR, il terrorismo di destra e da dove arrivano certi signori?). Nessun problema di “incompatibilità” ci mancherebbe, sarebbe pregiudizio antifascista, vogliamo forse negare la “cultura” di Destra, progetto Zeronove e Casa Pound?

Ci spieghino come dover giudicare il fatto di ricevere notizia della decisione di revocare l’affitto dalla lettura di un sito internet, senza aver ricevuto alcuna comunicazione da parte del comune. O forse dovevamo intendere le interviste e le dichiarazioni di sindaco, assessori e consiglieri sulle varie veline cittadine, nelle quali ci si scagliava contro qualsivoglia realtà antagonista, non ultima Radio Blackout, come comunicazione ufficiale e notifica.

Il clima di sicuro non è quello dei giorni di festa, per quel che ci riguarda.

Non ci cambiano la giornata 2 concerti in piazza gratuiti all’anno offerti dal comune (che prende le offerte dei cittadini), tanto meno le luci di natale, o roboanti progetti di associazione di associazioni mirati ad un solo obbiettivo: consumare soldi già stanziati, coprendo il tutto sotto il velo dell’etica, del sociale, del presunto culturale.

Incompatibile, è portare ai microfoni e dare voce e rumore alle botte date dentro al CIE.

Incompatibile, è permettere di spargere le idee a chi lotta per evitare una tragedia ambientale.

Incompatibile, è far parlare i diretti interessati della distruzione dell’istruzione pubblica, gli studenti.

Incompatibile, è mostrare cosa vuol dire lavorare, sporcandosi le mani, rischiando la vita.

Incompatibile, è gridare razzista e fascista a chi nasconde sotto false bandiere gli stessi ideali.

Incompatibile, è permettere di far vedere a tutti lo stato di degrado della società dorata che viviamo.

Incompatibile, è credere che l’autogestione, sia una forma di gestione e di vita.

In ogni caso, fino all’ultimo respiro, noi non ci fermiamo qui. Poco ma sicuro.

RADIO BLACKOUT, novembre 2009.


Radio Blackout 105.25

One station against the nation

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