Ministeri di guerra: in Afganistan bombe sui caccia

Scritto dasu 1 Febbraio 2012

È di qualche giorno fa la decisione del neo-ministro della difesa Di Paola di dotare di bombe i caccia Amx “in servizio” in Afganistan.
L’impegno militare italiano, lungi dal diminuire, cresce di anno in anno.
Non è certo da meno il governo statunitense.
La Defense Strategic Review presentata recentemente da Obama e dal capo del Pentagono, Leon Panetta, appare chiara: dopo il ritiro delle truppe regolari dall’Iraq (restano comunque 4/5000 militari addetti alla “ricostruzione”), soppiantate in parte dall’esercito nazionale iracheno (addestrato e assistito dagli Usa) e in parte da mercenari e contractors, anche per l’Afganistan dopo un decennio di guerra si prospetta entro il 2014 un analogo graduale disimpegno, ma intanto continuano i bombardamenti nonostante le trattative avviate, nel Qatar, con i rappresentanti delle forze combattenti talebane.  
Tali bombardamenti, fin dal giorno dell’insediamento di Obama alla Casa Bianca, hanno causato una serie di stragi tra la popolazione civile tanto da sollevare le rimostranze del presidente Karzai, dei governatori delle province e della Loya Jirga. Le ultime prese di posizione contro i raid notturni e le sistematiche irruzioni dei soldati nelle abitazioni risalgono allo scorso 20 dicembre, ma sono state subito respinte dal comando Isaf-Nato.
Le linee della tattica anti-guerriglia sono state peraltro definite con chiarezza dal generale McChrystal che, dopo la sperimentazione irachena, ha teorizzato anche per l’Afganistan l’impiego combinato di intelligence, squadre speciali, droni e operazioni coperte. Sistematiche “neutralizzazioni” ai danni di comandanti dell’insorgenza, capi tribali non sottomessi e sospetti terroristi.  
Agli effetti devastanti dei bombardamenti si sono infatti aggiunti quelli dei droni, ossia degli aerei telecomandati Predator e Reaper che, sotto la presidenza Obama, hanno visto moltiplicarsi il loro micidiale impiego offensivo non solo in Afganistan, ma anche in Pakistan, Libia, Yemen, Somalia. Un impiego “mirato”, ad alta tecnologia, che lascia un scia di crimini di guerra contro inermi civili, donne e bambini.
D’altro canto con il ricorso ai droni nessun genitore americano rischia di piangere un pilota abbattuto ed il risparmio economico è assicurato.

Ne parliamo con Marco Rossi, autore di “Afganistan senza pace” – uscito per i tipi di Zero in Condotta –

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