Presidenziali Usa: nella crisi e senza “change”

Scritto dasu 6 Novembre 2012

Occhi puntati sugli stati Uniti dove oggi si vota per le presidenziali, il rinnovo di tutta la Camera, di un terzo del Senato, di 13 governatori statali e di una miriade di cariche minori, dagli sceriffi ai giudici di contea, ai tesorieri. Aumenta la pressione dei media sull’evento. In Europa scarso interesse, ad eccezione dell’Italia  che si ri-conferma colonia statunitense nell’immagine della stampa e del media mainstream. Poche le differenze in materia di politica estera, più marcate le divergenze sulla politica interna con un Romney che incarna l’anima isolazionista e destrorsa molto condizionata dal Tea Party ( anti-abortismo, politiche omofobe, politiche economiche iper-liberiste e taglio completa al welfare residuo) mentre Obama sembra preferito dal grosso Capitale finanziario-digitale. Ma in realtà, come sempre, le grosse corporations investono equanimamente il proprio sostegno su ambedue i candidati. Secondo molti esperti conterà molto l’affluenza alle urne. Obama vanta dalla sua il pronto intervento nell gestione del durante  edopo Sandy, l’eliminazione di Osama Bin Laden e la maggiore capacità comunicativa. Potrebbe contare ancora la ‘questione razziale’ visto il programma esplicitamente “bianco” e high-class dello sfidante. quello che è certo è che siamo molto lontani dal clima di aspettativa e speranza che aveva accompagnato le presidenziali del 2008: il “Change” non c’è stato e l’uscita dalla crisi, anche oltre-Atlantico, è ben lontana dall’essere realtà.

 

Ne abbiamo parlato con Lucio Manisco, giornalista ed esperto di cose americane:

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