Caporali, schiavismo e cottimo a Nardò

Scritto dasu 7 Febbraio 2013

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La storia di un giovane camerunense nato nel 1985 e arrivato a Torino nel 2008 per studiare al Politecnico e che si ritrova a ribellarsi al sistema del caporalato durante la raccolta dei pomodori dell’agosto 2011. La sua presa di coscienza dello sfruttamento insito nella brutalità del ricatto innescato dalle paghe da fame (una ventina di euro al giorno di lavoro costituito da 13 ore di fatica e un minimo di una tonnellata di pomodori raccolti a testa in condizioni insalubri), da cui vengono decurtati tutti i “servizi”: trasporto sul luogo di lavoro impacchettati come sardine (pagando anche questo “servizio”), vitto, alloggio senza acqua luce e gas in una masseria, eventuali cure per incidenti e malattie che possono capitare, lavorando con 40 gradi di calore… ritrovandosi debitori di quegli stessi caporali, riconosciuto come uno dei sistemi più infami e feroci del mondo. Un sistema conosciuto da tutte le istituzioni e che affonda nella storia del lavoro italiano.

In seguito alla lotta scatenata a Nardò il Parlamento italiano ha legiferato rispetto al caporalato, ma la legge sul reato di caporalato non è ancora stata applicata: infatti un anno dopo lo sciopero, i lavoratori si sono ritrovati di fronte alla replica anche più intollerabile, perché* la masseria incriminata ha attirato i riflettori dei giornalisti e quindi gli enti locali per evitare di sovraesporre nuovamente il fenomeno hanno per ripicca operato in un modo da costringere i lavoratori a dormire all’addiaccio. Ora Yvan Sagnet è stato minacciato dalle organizzazioni mafiose dei caporali, ma rimane determinato a lottare in tutte le situazioni in cui si ripropone questa perversione: da Nardò a Rosarno a Saluzzo, rimanendo un punto di riferimento per i lavoratori sfruttati dal cottimo e dallo schiavismo.

Ascolta l’audio:

2013.02.07


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