Indagine su un sindacalista al di sopra di ogni sospetto

Scritto dasu 6 Luglio 2013

marlowe

Sospensione cautelativa per Pino Larobina, come ci aveva già raccontato il 3 luglio da questi microfoni: 5 giorni di allontanamento dal posto di lavoro – da cui è stato prelevato a forza e buttato fuori dai cancelli – durante i quali produrre documentazione per contrastare il provvedimento nei suoi confronti che è frutto dei tanti accordi sindacali al ribasso perpetrati dai sindacati concertativi, ultimo quello capestro di pochi giorni fa che arriva a eliminare la possibilità di dissenso e contestazione dalle fabbriche.
Una storia di mobbing che risale al 1994 e di persecuzione in fabbrica per motivi… sindacali; un delegato Usb, benvoluto da compagni e colleghi (come si sente dall’audio in pochi minuti viene salutato più volte calorosamente) proprio per il suo impegno in difesa dei diritti dei compagni di lavoro e non collaterale alle istanze aziendali (il concetto di sindacato del padrone  è quello di cinghia di trasmissione delle problematiche del datore di lavoro presso le maestranze, un ruolo che Pino ha lasciato ai sindacati concertativi) viene perseguito dalla Kuehne Hagel con provvedimenti disciplinari, giorni di sospensione, multe. Nella mattinata di protesta indetto per il venerdì 5 luglio sono stati molti i compagni di lavoro che hanno presidiato i cancelli della ditta e poi folta è stata la presenza di sigle sindacali e di compagni davanti all’Unione industriale di Torino – vera mandante dell’operazione di repressione –, da cui si è dipanato un breve corteo di solidali fino in corso Duca degli Abruzzi, sotto l’occhio vigile della digos locale, che non avrebbe voluto questa coda della manifestazione, ma la richiesta della piazza era così pressante che non hanno potuto opporsi.
La multinazionale svizzero-tedesca che ha rilevato la ricambistica Iveco dalla Fiat (tuttora reale riferimento della ditta per conto della quale gestisce lo stoccaggio e l’immagazzinamento dei ricambi) presso cui Pino lavora ha cercato in ogni modo di trovare il cavillo a cui appigliarsi per licenziarlo; arrivando persino a farlo pedinare per 35 giorni dalla Turinform di Tiziana Bianchi, una ditta di investigazioni (i duri alla Marlowe) sita in corso Duca degli Abruzzi, 27 (“investigazioni dal 1950”), la parcella è di 150 euro all’ora “più le spese”: c’è lavoro e lavoro (e per queste spese i soldi negati ai lavoratori ci sono). Questi mastini voyeur hanno scoperto che Pino faceva picnic di domenica con la famiglia (invece di fare straordinari) o accompagnava un’anziana signora (sua madre) alle visite ospedaliere. Il 25 maggio, giorno della sospensione, Pino era convocato a un incontro presso l’Unione industriale di tutte le rappresentanze sindacali presenti in fabbrica relativa alla vertenza sul premio di risultato (che infatti è stato congelato): un meccanismo a orologeria scattato in corrispondenza di un appuntamento importante, questo sì davvero sospetto.

Ecco la breve intervista fatta in coda alla manifestazione del 5 luglio a Pino Larobina

2013.07.05-pino_larobina

 


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