Lavoro. Futuro remoto

Scritto dasu 2 Ottobre 2013

teschioI dati dell’Istat fotografano un quadro occupazionale sempre più drammatico. Il tasso di disoccupazione ad agosto è salito al 12,2%. I senza lavoro sono 3 milioni 127 mila, per la prima volta sono più del 40%.
Una doccia fredda che arriva lo stesso giorno che il Cnel delinea il suo ritratto del mercato del lavoro italiano. Un ritratto crudo, che non lascia spazio ad illusioni di miglioramento. Il rapporto dello Cnel giunge alla conclusione che parte della disoccupazione generata nella crisi sia ormai da ritenersi strutturale.
Negli anni della crisi dal 2008 al 2012 il Pil è sceso dell’8%, i posti di lavoro persi sono 750.000, cui andrebbero aggiunti i 270.000 cassaintegrati di lungo corso, destinati presto ad allungare le file dei senza lavoro.
Se ai senza lavoro ufficiali si sommano i tanti lavoratori obbligati al part time, gli inoccupati non iscritti alle liste, gli scoraggiati che non cercano più, i precari che lavorano pochi giorni al mese il numero dei disoccupati reali arriva al 30%, ossia circa 3 milioni e centomila persone prive di lavoro e di reddito.
Un giovane su quattro nella fascia tra i 15 e i 29 anni non ha né lavoro né percorsi educativi. Ne consegue un significativo e duraturo aumento della sofferenza sociale.
Secondo il Cnel è molto forte la possibilità che molti di coloro che sono stati espulsi dal mercato, o non sono neanche riusciti ad entrarvi, restino tanto a lungo fuori dal processo produttivo, da rischiare di restarvi esclusi per sempre, andando “fuori mercato senza esserci mai entrati”.
Lo Cnel parla di capitale umano come di una risorsa deteriorabile, come se a deteriorarsi non fossero le vite di uomini e donne ma pedine nel gioco del profitto.
Le risorse investite per il lavoro sono imponenti: circa ottocento milioni di euro, che tuttavia sono impiegate non per produrre posti di lavoro ma per garantire incentivi alle imprese, che sinora non hanno funzionato. Se a ciò si aggiunge che la politica del governo in materia occupazionale è a dir poco contraddittoria, si ha un quadro in cui la disoccupazione giovanile, vista la scelta di prolungare l’età pensionabile non può che aumentare.

Ne abbiamo parlato con Renato Strumia, un compagno che studia le dinamiche economiche e ne è preciso analista.

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